di Roberto Nebiolo
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Nebiolo – Conclusioni di Volpedo 4
Dopo aver attentamente ascoltato gli interventi degli amministratori pubblici, con la minuziosa descrizione di quanto hanno trovato a bilancio le nuove giunte insediate – ed il forte senso di vuoto che Sindaci e Assessori provano nel guardare verso i prossimi anni – mi pare che possiamo con tutta evidenza e sincerità dirci che, purtroppo, dai territori, pur ben governati, non verrà nessuna buona notizia, nessun aiuto “a rifondare l’economia”.
D’altronde cosa potevamo aspettarci, in un contesto di crisi sistemica mondiale, con i connotati finanziari che ben tutti conosciamo?
Che Franco D’Alfonso, nostro assessore al commercio del Comune di Milano, potesse far invertire la rotta impressa al sistema dei commerci mondiali dalle ultime decisioni del WTO? Che Tom Dealessandri, vendendo a caro prezzo un po’ di azioni delle Multiutility torinesi potesse raddrizzare il bilancio (prima fiaccato dalle olimpiadi e poi sforbiciato del 20% e più dalle cesoie di Tremonti) del Comune di Torino, e magari trovare anche un bel po’ di quattrini per pensare a politiche di sviluppo della città?
Niente, non potevamo aspettarci proprio nulla. Nulla verrà da qui, per anni. Per bravi che siano, gli amministratori eletti anche con il nostro impegno, i loro prossimi anni saranno anni di tentativi di salvare il salvabile (scegliendo a cosa rinunciare, o meglio cosa far rinunciare ai propri cittadini).
Auguri compagni, non sarà un bel mestiere.
Questa constatazione tuttavia, fatta qui e da noi, a Volpedo ci riporta a quella che è la nostra funzione, in rapporto alla nostra struttura. Non siamo un partito; non abbiamo la necessità di dare risposte alla contingenza; non dobbiamo cercare o salvare consensi.
Non siamo nemmeno un gruppo di nostalgici di un passato che – più passa il tempo – sempre più ci pare preferibile all’oggi.
Siamo invece un gruppo di irriducibili testardi, convinti che la politica possa ancora svolgere un ruolo primario nella determinazione delle condizioni di vita dei cittadini, che il pensiero socialista sia ancora il faro di quel modo di fare politica più vicino alle esigenze dei popoli.
Ma – per fortuna – non abbiamo compiti di gestione, non ci sottoponiamo (in quanto Gruppo di Volpedo) a verifiche elettorali. Questo ci consente di guardare al presente e al futuro prossimo con il distacco dell’osservatore, ci obbliga a dire la verità, ci permette di esprimere la nostra opinione in assoluta libertà.
Ebbene compagni ed amici, se le cose stanno così cominciamo con il dirci che benché l’attuale governo sia il peggiore della nostra storia – ed il meno adatto a gestire l’attuale situazione di emergenza – se il nostro Paese avesse avuto un altro governo negli ultimi tre anni – o se lo cambiasse adesso – saremmo esattamente nelle stesse condizioni, poco più, poco meno.
Non tanto meglio di noi ha fatto la Merkel, non diversamente Sarkozy o Cameron, per non parlare di Zapatero. Al di là della loro statura politica (e Berlusconi ha problemi anche in quella fisica) resta il fatto che quanto avvenuto dal 2008 in poi li ha letteralmente travolti; chi più chi meno, a me sembrano tutti pugili suonati, sull’orlo del KO.
Dobbiamo guardare più in là dell’angustia dei nostri confini e leggere sempre lo scenario complessivo: se comprendiamo dove va il mondo, capiremo dove siamo trascinati noi.
Intanto due dati:
Obama ha presentato il conto al Congresso; il costo della crisi finanziaria e del salvataggio delle banche per gli Stati Uniti ha superato i 4.200 miliardi di $ che la FED era autorizzata a spendere (stampando moneta) per comperare titoli del debito americano. In questi giorni, in cui si discute del fatto che si ipotizza addirittura un default USA, il Congresso si prepara dopo un lungo braccio di ferro tra Repubblicani e Democratici ad autorizzare un ulteriore allargamento del rapporto debito/PIL, con ulteriore iniezione di danaro nel sistema.
Il Fondo Monetario Internazionale stima in circa 3.000 miliardi di $ il conto per l’Europa (più o meno 2.300 milioni di €).
Sono tutti soldi (oltre 7.200 miliardi di dollari) che la follia della finanza mondiale ha sottratto alle tasche dei cittadini del solo mondo occidentale.
Li pagheremo come un conto “a piè di lista” presentatoci per evitare guai ancora maggiori, quali il collasso dell’intero sistema, come se nulla fosse.
Vi immaginate cosa sarebbe successo se, in un periodo precedente ci avessero chiesto tutti assieme questi soldi? Sarebbe stata una rivolta.
E ancora, vi immaginate invece quale straordinario volano di sviluppo sarebbe stata l’immissione di una cifra così pazzesca a sostegno dell’economia, del welfare e della produzione, nell’emisfero occidentale? Altro che piano Marshall!
E invece no; paghiamo e basta. Nulla in cambio. Nemmeno il permesso di sperare in un futuro migliore.
Perché tutto questo? Perché un signore come Soros (ma anche altri cento come lui, finanzieri d’assalto certo, ma anche blasonate istituzioni finanziarie) può decidere oggi di vendere allo scoperto volumi colossali di titoli in tutte le borse del pianeta senza possederne nemmeno uno?
Perché non c’è nessun rapporto fra futures e prodotto sottostante? Perché è stato possibile che siano stati emessi “titoli tossici” (del tipo dei derivati sui mutui sub-prime) per un valore superiore a 12 volte il PIL mondiale (gran parte dei quali sono ancora in circolazione)?
La risposta è molto semplice: perché non c’era la politica.
Perché la politica di questi sciagurati anni – ideologicamente schiava della bolla neoliberista – si è voltata dall’altra parte, lasciando che la finanza soppiantasse l’industria, che il profitto fosse un bene in sé, al conseguimento del quale ben si poteva sacrificare la condizione dei popoli, lasciando che la globalizzazione fosse il veicolo attraverso con il quale demolire il welfare e le conquiste sociali dell’Occidente Europeo.
Non solo, mentre succedeva questo, la politica non ha capito che stavano nascendo altri poli di influenza economico – finanziaria, quali la Cina, la Russia, L’India e perfino il Brasile.
I fondi sovrani di questi paesi (oltre a quelli dei Paesi Arabi) detengono ormai una pesante quota dei titoli di debito pubblico di tutti i Paesi occidentali e cominciano a condizionarne pesantemente la politica (da dove viene ad esempio la diffusione in tutta Europa di prodotti cinesi, con il seguito di immigrazione, se non da questo?) economica e monetaria.
Presto potrebbero anche delinearsi scenari di conflitto; prima economico, poi …. chissà?
Di fronte a questi scenari l’inadeguatezza e la debolezza dell’Europa, capace solo di essere una moneta senza stato a fronte di stati senza moneta (a parte l’Inghilterra), appare in tutta la sua gravità.
Non voglio qui rubarvi altro tempo ad affrontare questi aspetti ma vi voglio solo richiamare al senso delle nostre origini come gruppo e dei nostri appelli dei passati incontri annuali.
Noi abbiamo sempre detto che l’Europa era la nostra prossima Patria di riferimento,
Noi abbiamo detto che per costruire l’Europa dei popoli occorreva che questo processo fosse guidato dai grandi partiti Europei, per primi quelli della tradizione socialista, popolare e liberale;
Noi abbiamo sempre detto che auspicavamo che il Partito Socialista Europeo superasse l’attuale struttura confederale per divenire presto un vero e proprio partito transazionale, cui i cittadini di tutti gli stati europei potessero aderire individualmente, superando gli attuali partiti nazionali.
Noi abbiamo sempre detto che su questi obiettivi chiamavamo a raccolta tutti i socialisti italiani, ovunque essi siano, affinché volgessero tutti lo sguardo verso questo futuro, di partito e di stato; l’unico futuro in grado di trovare un ruolo anche per i nostri figli.
Tutto questo è più che mai urgente! Il tempo sta per scadere.
Per ciò vi propongo di fare un appello, a tutte le associazioni, circoli, network, leghe, consulte, partiti che si richiamano all’area socialista e liberal – socialista, in Italia ma anche in altri Paesi, affinché nel volgere di qualche mese ci si ritrovi tutti – e propongo in un luogo altamente simbolico come Ventotene – per discutere: del Partito dei Socialisti Europei, per richiedere l’Europa subito.


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