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Formica – lettera aperta al GdV

Cari compagni e care compagne,

in tutte le occasioni ed in ogni discussione è di moda ripetere il ritornello: “da domani nulla sarà come prima”.

Tutti coloro che vanno a letto la sera con questo terribile presagio, si risvegliano il giorno dopo e ritrovano gli stessi problemi, le stesse difficoltà e gli stessi predicatori. Insomma questo benedetto “nulla sarà come prima” è più una indicazione di ulteriore precipizio che un segnale di svolta positiva.

Anche per i socialisti, dopo la grande slavina del ‘92/94, il domani è stato peggiore dello ieri.

Per 120 anni (quest’anno cade l’anniversario pieno) i socialisti hanno segnato il tempo della storia civile e politica di questo Paese. E quando il Paese è malato il termometro segna la febbre. E quando la febbre è altissima il termometro qualcuno per rabbia tenta di spezzarlo.

In questi venti anni in tanti hanno tentato di spezzare e di spazzare i socialisti.

I socialisti più deboli sono stati spezzati, ma i sentimenti, le ragioni, la fede e la volontà che fu base del più maturo movimento di riscatto sociale del ‘900 non poteva essere spezzato.

I socialisti sono dispersi in piccoli rifugi locali (circoli, associazioni, centri culturali, nuclei di volontariato sociale), o in case altrui spesso inospitali e maldisposte (partiti, a movimenti vari dalla destra alla sinistra, e un centro trasformista, mentre un residuo secco sopravvive in una formazione dell’1% senza meriti ma con molti bisogni.

In questi due decenni lo schieramento avverso alla costituzione del partito socialista si è allargato.

Hanno contribuito certamente l’insofferenza storica degli alleati del passato e l’ostilità mai placata della vasta area comunista e post-comunista, ma ciò che ha piegato molte forze della resistenza di base è da ricercarsi nello spettacolo indecente offerto da una nomenklatura che ha trovato comodo consegnare le insegne per pochi spiccioli.

Tutti i tentativi messi in campo da alcuni di noi per riaprire nuove prospettive al socialismo largo e per dare vita a nuclei espansivi di realtà organizzate, sono andati a vuoto.

Oggi vogliamo cambiare linea di azione.

Venti anni sono molti per poter decentemente dire:Heri dicebamus. Il nostro pensiero si è oscurato perche non è stato rielaborato; le nostre organizzazioni già fatiscenti ed ormai distrutte non sono riutilizzabili.

Occorre far risorgere un simbolo (punto forte di pensiero e di mobilitazione).

Nell’ultimo decennio dell’800 i socialisti diedero vita ad una rivista di pensiero (Critica Sociale 1891), al partito (Genova 1892) alle cooperative, al sindacato, al giornale politico nazionale e di massa (l’Avanti!) (1895-1896).

Nel ‘900 il partito subì crisi, persecuzioni e scioglimento, ma l’Avanti! lo fece sempre rinascere perchè tenne vivo il fuoco della fede e non oscurò la memoria. Così abbiamo deciso di fare oggi con i compagni della Cooperativa Critica Sociale.

Per far rinascere l’Avanti!, cellula generatrice di vitalità socialista, rispetteremo due condizioni irrinunciabili:

  1. L’Avanti! deve essere organo di area e non di partito, perchè il socialismo largo supera il confine dell’1%;

  2. I confini dell’area politica ideale e reale alla quale si deve rivolgere l’Avanti! deve avere un perimetro vasto ma definito.

I lati del campo sono questi:

  1. L’antica tradizione socialista dalle origini sino al contrastato autonomismo funzionale all’unità (unità della sinistra, unità antifascista, unità dell’arco costituzionale). E’ il periodo di Nenni, De Martino, Lombardi.

  2. Il periodo dell’autonomismo creativo che spezzò il vincolo della triplice unità costrittiva ed obbligatoria ed aprì la strada al revisionismo teorico e al rinnovamento dello Stato.

    E’ il periodo del Midas, del Congresso di Torino e di Palermo, della Presidenza Craxi del Governo e della Grande Riforma.

  3. il periodo dell’eclissi socialista visto nel duplice aspetto: l’offensiva dell’antisocialismo, diffuso a torto nella sinistra e a ragione nella destra; la mancata resistenza dei socialisti, lacerati, divisi e disorientati.

    E’ il periodo delle violente sofferenze ‘92/2011.

  1. La ideale visione di un socialismo largo che rifiuti in modo definitivo ogni modello di socialismo reale e che sappia lottare contro il fascismo bianco del capitalismo finanziario.

Non c’è bisogno di prefigurare un modello astratto di ingegneria sociale, ma occorre una nave che regga ai venti ed una bussola di navigazione certa.

Come vedete poniamo questioni sensibili che possono animare vecchie e nuove generazioni.

Un giornale nuovo per un partito nuovo.

Fraternamente.

Rino Formica

Roma, 2 febbraio 2012