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111018 – GdV – I dubbi sulle violenze del 15 ottobre

L’Assemblea del Gruppo di Volpedo riunita ad Alessandria presso il Circolo Matteotti condanna le manifestazioni di violenza scatenata da vari gruppi e individui, che il 15 ottobre hanno alterato la natura pacifica della manifestazione indetta in 950 città di tutto il mondo per protestare contro la crisi economica e finanziaria, i suoi responsabili e le ricette dominanti per uscirne, e che fanno pagare il prezzo della crisi alle sue vittime.

La degenerazione della manifestazione era tuttavia prevedibile, tanto che in una riunione organizzativa preparatoria si era parlato di un servizio d’ordine, che non si poteva improvvisare. Gli organizzatori si devono quindi assumere la responsabilità politica di quanto è successo, senza scaricarsi dietro l’alibi degli infiltrati, senza che questa responsabilità attenui quella principale del Ministro degli Interni, del Capo della polizia e del Questore nella mancanza di prevenzione e nelle modalità di tutela dell’ordine pubblico.

Ogni manifestazione deve avere obiettivi chiari- e questa li aveva anche perché dettati a livello internazionale- dopo di che ci si deve interrogare su quale sia la forma migliore per raggiungere quegli obiettivi.

Un corteo di massa a Roma con tanti obiettivi sensibili e in piena crisi del berlusconismo era ad alto rischio. Si poteva evitare con una manifestazione statica in una piazza con una giornata di intrattenimenti e discorsi da un palco ovvero optando per tante mobilitazioni decentrate. Ogni provincia ha una sede di Bankitalia e le grandi banche hanno sedi a Milano, Roma, Torino e Siena, per nominare soltanto alcune città.

Non pare, da quanto è successo, che obiettivi e mezzi fossero chiari per gli organizzatori. Diano risposte convincenti ed esaurienti affinché, come vorrebbero tutti i sinceri democratici d’accordo con la manifestazione, si possa escludere che gli organizzatori fossero consapevoli dei pericoli e/o impreparati ad affrontarli. Quando sorgono timori di una degenerazione bisogna adottare contromisure, comprese quelle di investire con le autorità competenti, affinché si assumano le loro responsabilità.

Il nostro auspicio è che si apra una franca discussione, anche per evitare che quanto successo diventi pretesto per limitare o addirittura impedire il diritto costituzionale di riunirsi pacificamente e senza bisogno di alcuna autorizzazione preventiva. Sono da respingere le proposte di Di Pietro, subito avallate da Maroni e l’ordinanza del Sindaco Alemanno: sono i primi risultati delle violenze e risposte funzionali ad alimentarle. Per opposte ragioni sono obiettivi comuni ad un governo in crisi e a gruppi, che sperano di guadagnare influenza in un clima di tensione crescente. Una provocazione c’è stata, da parte di soggetti diversi, con storie diverse, che sarebbe semplicistico ridurre ai black block, per capire e prevenire il disagio sociale, senza rifugiarsi dietro il comodo alibi degli infiltrati, come già detto sopra, al soldo del Ministero degli Interni o di altri misteriosi soggetti.

C’è una zona grigia troppo vasta di tolleranza della violenza anche a sinistra: sono sempre “compagni che sbagliano”. Il punto principale è che, in Italia, a differenza del resto d’Europa, non c’è una forza di sinistra che sappia raccogliere gli impulsi che vengono dalla società per trasformare in impegno duraturo l’indignazione e la reazione all’ingiustizia.

Alessandria, 18 ottobre 2011