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	<title>Gruppo di Volpedo</title>
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	<description>Gruppo di Volpedo - Associazioni politiche di sinistra</description>
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		<title>Lettera aperta di Rino Formica al Gruppo di Volpedo</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 15:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[in tutte le occasioni ed in ogni discussione è di moda ripetere il ritornello: “da domani nulla sarà come prima”...
per leggere tutto clicca sul titolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per scaricare in formato .pdf clicca sotto</p>
<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/02/Formica-lettera-aperta-al-GdV.pdf">Formica &#8211; lettera aperta al GdV</a></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Cari compagni e care compagne,</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">in tutte le occasioni ed in ogni discussione è di moda ripetere il ritornello: “</span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">da domani nulla sarà come prima”.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Tutti coloro che vanno a letto la sera con questo terribile presagio, si risvegliano il giorno dopo e ritrovano  gli stessi problemi, le stesse difficoltà e gli stessi predicatori. Insomma questo benedetto “nulla sarà come prima” è più una indicazione di ulteriore precipizio che un segnale di svolta positiva.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Anche per i socialisti, dopo la grande slavina del ‘92/94, il domani è stato peggiore dello ieri.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Per 120 anni (quest’anno cade l’anniversario pieno) i socialisti hanno segnato il tempo della storia civile e politica di questo Paese. E quando il Paese è malato il termometro segna la febbre. E quando la febbre è altissima il termometro qualcuno per rabbia tenta di spezzarlo.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">In questi venti anni in tanti hanno tentato di spezzare e di spazzare i socialisti.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">I socialisti più deboli sono stati spezzati, ma i sentimenti, le ragioni, la fede e la volontà che fu base del  più maturo movimento di riscatto sociale del ‘900 non poteva essere spezzato.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">I socialisti sono dispersi  in piccoli rifugi locali (circoli, associazioni, centri culturali, nuclei di volontariato sociale), o in case altrui spesso inospitali e maldisposte (partiti, a movimenti vari dalla destra alla sinistra, e un centro  trasformista, mentre un residuo secco sopravvive in una formazione dell’1% senza meriti ma con molti bisogni.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">In questi due decenni lo schieramento avverso alla costituzione del partito socialista si è allargato.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Hanno contribuito certamente l’insofferenza storica degli alleati del passato e l’ostilità mai placata della vasta area comunista e post-comunista, ma ciò che  ha piegato molte forze della resistenza di base è da ricercarsi nello spettacolo indecente offerto da una nomenklatura che ha trovato comodo consegnare le insegne per pochi spiccioli.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Tutti i tentativi messi in campo da alcuni di noi per riaprire nuove prospettive al socialismo largo e per dare vita a nuclei espansivi di realtà organizzate, sono andati a vuoto.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Oggi vogliamo cambiare linea di azione.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Venti anni sono molti per poter  decentemente dire:Heri dicebamus. Il nostro pensiero si è oscurato perche non è stato rielaborato; le nostre organizzazioni già fatiscenti ed ormai distrutte non sono riutilizzabili.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>Occorre far risorgere un simbolo (punto forte di pensiero e di  mobilitazione).</strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Nell’ultimo decennio dell’800 i socialisti diedero vita ad una  rivista di pensiero (Critica Sociale 1891), al partito (Genova 1892) alle cooperative, al sindacato, al  giornale politico nazionale e di massa (l’Avanti!) (1895-1896).</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Nel ‘900 il partito subì crisi, persecuzioni e scioglimento, ma l’Avanti! lo fece sempre rinascere perchè tenne vivo il fuoco della fede e non oscurò la memoria. Così abbiamo deciso di fare oggi con i compagni della Cooperativa  Critica Sociale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Per far rinascere l’Avanti!, cellula generatrice di vitalità socialista, rispetteremo due condizioni irrinunciabili:</span></span></p>
<ol>
<li>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><em><strong>L’Avanti! </strong></em></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> deve essere organo di area e non di partito, perchè il socialismo 	largo supera il confine dell’1%;</span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">I 	confini dell’area politica ideale e reale alla quale si deve 	rivolgere l’</span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Avanti! </strong></em></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> deve avere un perimetro vasto ma definito.</span></span></p>
</li>
</ol>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">I lati del campo sono questi:</span></span></p>
<ol>
<li>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">L’antica 	tradizione socialista dalle origini sino al  contrastato autonomismo 	funzionale all’unità (unità della sinistra, unità antifascista, 	unità dell’arco costituzionale). E’ il periodo di Nenni, De 	Martino, Lombardi.</span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Il 	periodo dell’autonomismo creativo che spezzò il vincolo della 	triplice unità costrittiva ed obbligatoria ed aprì la strada al 	revisionismo teorico e al rinnovamento dello Stato.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">E’ il 	periodo del Midas, del Congresso di Torino e di Palermo, della 	Presidenza Craxi  del Governo e della Grande Riforma.</span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">il 	periodo dell’eclissi socialista visto nel duplice aspetto: 	l’offensiva dell’antisocialismo, diffuso a torto nella sinistra 	e a ragione nella destra; la mancata resistenza dei socialisti, 	lacerati, divisi e disorientati.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">E’ il 	periodo delle violente sofferenze ‘92/2011.</span></span></p>
</li>
</ol>
<ol>
<li>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">La 	ideale visione di un socialismo largo che rifiuti in modo definitivo 	ogni modello di socialismo reale e che sappia lottare contro il 	fascismo bianco del capitalismo finanziario.</span></span></p>
</li>
</ol>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Non c’è bisogno di  prefigurare un modello astratto di ingegneria sociale, ma occorre una nave che regga ai venti ed una bussola di  navigazione certa.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Come vedete poniamo questioni sensibili che possono animare vecchie e nuove generazioni.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Un giornale nuovo per un partito nuovo.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Fraternamente.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Rino Formica</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Roma, 2 febbraio 2012</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La riforma dei partiti: la madre di ogni riforma</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 15:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Domenico Ferraro 
A vent’anni di distanza la storia sembra ripetersi. Il 17 febbraio 1992 ci fu l’arresto a Milano del “mariuolo” Mario Chiesa 
per leggere tutto clicca sul titolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Domenico Ferraro</p>
<p>per scaricare in formato . pdf clicca sotto</p>
<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/02/FERRARO-PQS12004-La-riforma-dei-partiti.pdf">FERRARO &#8211; PQS12004 &#8211;  La riforma dei partiti</a></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p>A vent’anni di distanza la storia sembra ripetersi. Il 17 febbraio 1992 ci fu l’arresto a Milano del “mariuolo” Mario Chiesa e la parallela inchiesta sulle mazzette  dell’autostrada Venezia-Padova che affossò l’allora potente ministro dei trasporti Carlo Bernini e a cascata, il segretario amministrativo della DC Saverio Citaristi e il ministro degli esteri Gianni De Michelis; aprirono la stagione di “Mani Pulite”, innescando il collasso finale della prima repubblica e l’avvento della seconda.</p>
<p>In questi giorni emergono le vicende di Luigi Lusi, sia per l’entità della somma  -circa 13 milioni di euro o forse più- e sia per l’utilizzo dichiarato, poi l’arresto di Lino Brentan, ex assessore ai lavori pubblici della  provincia di Venezia e consigliere di amministrazione di Veneto Strade e, ora, ad della Venezia-Padova, anch’egli del PD, di provenienza  PCI, arresto passato un po’ in sordina, ma significativo: tali vicende segnano la bancarotta della seconda repubblica.</p>
<p>Un periodo storico nato da una “rivoluzione italiana”, che cancella i vecchi partiti ideologici e ne crea di nuovi, ma privi di tradizione e d’identità. Dal vecchio ideologismo partitico si passa al “regno della confusione”.</p>
<p>Gli interrogativi che sorgono dal fallimento della seconda repubblica sono molto più preoccupanti di allora. All’epoca si intravvedeva una classe politica capace di traghettarci oltre l’affanno, oggi non si scorgono “politici veri” che sappiano assumersi la responsabilità degli eventi e indicare la strada da percorrere. Le ruberie di denaro e di beni pubblici si sono susseguite ininterrottamente nel corso di questi vent’anni: sono innumerevoli e prenderei molto spazio anche solo per elencare le più qualificanti. Il malaffare riguarda tutte le fazioni. Queste ultime vicende sono emblematiche poiché mettono a nudo la vera natura dei partiti dei giorni nostri: sono soggetti privati, a servizio di una ventina -o forse meno- di potenti della casta,  per accrescere i privilegi delle innumerevoli cricche, perpetuare il potere sulla società e il controllo sui loro sodali. Gli altri parlamentari,  invece,si agitano, con l’unica preoccupazione di essere rieletti: fine che perseguono dando soddisfazione ad “avide cricche locali”- per le quali si ergono paladini.</p>
<p>La democrazia, per rinnovarsi, ha bisogno dei partiti, ma questi devono rigenerarsi, per tornare all’onestà e al servizio del bene comune. Da anni, si parla di riforma dei partiti, dando attuazione all’art. 49 della Costituzione, che li pone a fondamento della nostra Democrazia. Il primo che ci provò fu Don Luigi Sturzo, seguirono, fra gli altri, Francesco Storace e, all’epoca del primo governo Prodi, Elio Veltri, con un progetto di legge parlamentare e, più recentemente, con uno d’iniziativa popolare. Tutti quanti furono lasciati cadere.</p>
<p>I disegni di legge che vengono ora proposti da più parti, non risolvono il problema e hanno la sola funzione di ammansire lo sdegno popolare. Lo scrivente aderisce all’Associazione “Democrazia e Legalità” che ha elaborato con Elio Veltri l’ultima proposta d’iniziativa popolare per la riforma dei partiti. In tale veste, l’ho presentata a buona parte delle forze politiche e all’associazionismo politico e sindacale piemontese, ottenendo apprezzamenti di circostanza, ma senza alcun sostegno fattivo.</p>
<p>La ragione è ovvia: ci troviamo di fronte a un sistema anchilosato: o sono pedine del sistema  o dominus del sistema. Le prime non osano mettersi in gioco mentre, gli altri, non hanno interesse ad agire, poichè correrebbero il rischio concreto di perdere la preminenza. Eppure la riforma dei partiti è la madre di ogni riforma: è il fondamento sul quale appoggiare il futuro della nostra rinnovata Democrazia.</p>
<p>La vicenda Luigi Lusi è amara in sé, ma ancor più amara è per il popolo di sinistra, poiché contrappone l’enorme militanza, sempre gratuita o disinteressata  che svolge la base, al costo delle primarie e delle iniziative dei leader per auto perpetuarsi. Che le primarie non fossero una cosa seria, lo avevamo oramai capito tutti, ma che l’ultima primaria nazionale sia costata al solo Dario Franceschini 4 milioni di euro, questo lascia sbalorditi. Dario Franceschini ha sì smentito, ma non più di tanto e non ha neanche preannunciato querela.</p>
<p>Si evidenzia anche un’altra verità, pensata da molti e che ora emerge certificata dall’evento: vi sono parlamentari di serie A –pochi- e parlamentari di serie B -tutti gli altri. I parlamentari che contano –ripeto, una ventina o forse meno- hanno il potere di segnare la realtà, distribuendo regalie a destra e a manca. Luigi Lusi nel 2008 -sia pure con un governo di destra- in virtù della moglie, medico chiropratico, di fama mondiale, fece approvare un emendamento alla finanziaria per imporre che il SSN allargasse la cerchia dei suoi specialisti ai “dottori chiropratici” e, annualmente non dimenticò mai il proprio collegio elettorale. Soltanto nel 2010, fece pervenire al collegio quasi 400 mila euro. Tutto questo senza dimenticare la famiglia. Al fratello, sindaco del PD, in un paese vicino all’Aquila, fece arrivare quasi 1 milione di euro. Gli altri parlamentari si arrangiano come possono: si agitano soltanto per riottenere la rielezione.</p>
<p>Questa vicenda è significativa anche per i Vercellesi. Sono sotto gli occhi di tutti gli innumerevoli  nodi irrisolti e le rilevanti necessità del territorio Vercellese e dei suoi abitanti. In questi ultimi vent’anni anni, i parlamentari locali e fra questi anche coloro assurti a incarichi di governo, siano di destra o di sinistra, non hanno fatto alcunché per il territorio e le sue istituzioni. Ancor più inesistenti furono i consiglieri regionali vercellesi. Entrambe le categorie elette furono assenti anche a fronte dello scippo perpetrato dal deputato presidenzialista Gianluca Buonanno, che dirottò in Valsesia buona parte dei fondi “avvelenati” inerenti la compensazione per ospitare, ahimè, un sito “provvisorio” di scorie radioattive; residuo di una stolta idea del passato, di fondare sul nucleare, il futuro energetico dell’Italia.</p>
<p>E’ difficile individuare, tra le ombre della confusione esistente, quale potrebbe essere l’avvenire della nostra Democrazia. I Cittadini sono adesso soli, ma con un grande lascito trasmessoci dai Padri della Repubblica: la Costituzione. Lì bisogna tornare per ritornare all’onestà, al servizio e alla riconsiderazione per il bene comune.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Febbraio 2012</p>
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		<title>Basta prenderci in giro</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 18:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gruppodivolpedo.it/?p=625</guid>
		<description><![CDATA[di Felice Besostri
A ogni piè sospinto ci spiegano che il problema dell’Italia sono i Partiti...
per leggere tutto clicca sul titolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Felice Besostri</p>
<p>per scaricare in formato .pdf clicca sotto</p>
<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/02/BESOSTRI-PQS12003-Basta-prenderci-in-giro.pdf">BESOSTRI &#8211; PQS12003 &#8211;  Basta prenderci in giro</a></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: small;">A ogni piè sospinto ci spiegano che il problema dell’Italia sono i Partiti, che hanno dato vita ad una partitocrazia, che ha occupato le istituzioni, l’economia pubblica e vampirizzato quella privata grazie alle concussioni e corruzioni.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il difetto che sta  alla base della degenerazione starebbe proprio nell’art 49 della Costituzione, che peraltro si limita a dire, con formulazione analoga a quella della Grundgesetz tedesca e della Costituzione spagnola del 1978, che “<em>Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale</em>”. E’vero che non si specifica che questi partiti, a differenza dei sindacati, siano dotati di ”<em> statuti..(che)&#8230;.sanciscano un ordinamento interno a base democratica</em>” (art. 39, c.3 Cost.), ma ci si arriva facilmente per via interpretativa, perché avrebbe costituito violazione dell’art. 3 Cost.( principio di uguaglianza) un trattamento differenziato tra sindacati partiti, che sono entrambi formazioni sociali ai sensi dell’art. 2  Cost., cioè luoghi “<em>ove si svolge la sua personalità</em>” ed è richiesto “<em>l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale</em>”. La degenerazione non è stata provocata dai partiti in sé, perché, se bastasse la norma costituzionale, la stessa degenerazione si sarebbe verificata in Germania e Spagna. La degenerazione è, invece, il frutto della mancata attuazione del precetto costituzionale, cioè dell’assenza di una legge organica sui partiti politici, come in tutti i paesi europei. Qualcuno ha fatto riferimento alla costituzionalizzazione del PCUS nella Costituzione dell’U.R.S.S. (art. 6) e nel ruolo dirigente del partito Comunista nelle democrazie popolari dell’Europa orientale: quelle norme davano la preminenza a un partito solo, indipendentemente da un consenso elettorale, l’esatto contrario dell’affermazione del pluralismo politico e del metodo democratico della nostra Costituzione. de la democrazia “<em>è il governo dei poteri visibili”</em>, nulla è meno trasparente della vita interna dei partiti, che esercitano funzioni pubbliche in forma privata. Non si ricorda una campagna di stampa per far funzionare i partiti secondo Costituzione, perché fa comodo che siano come sono o al servizio di interessi economici privato o delle oligarchie che li dominano, che sono ricattabili quando non son funzionali agli interessi costituiti. E’ più facile condizionare una piccola oligarchia, che un partito con centinaia di migliaia di militanti che vogliono discutere e decidere. Se ci sono dei paria nel nostro paese, questi sono gli iscritti a un partito quando non fanno parte della <em>nomenklatura </em>interna o della “<em>casta</em>” presente nelle istituzioni. Quanti sanno che i padroni dei simboli di partito non sono gli organi statutari ma il segretario o presidente della formazione, che può delegare un suo amico, anche non iscritto, a depositare le liste dei candidati alle elezioni dal comune alla regione, dalla Provincia al Parlamento, anche contro le decisioni degli organi locali o statutari nazionali? Quanti sanno che i soldi dei rimborsi elettorali vanno a un centro arbitro di distribuirli a piacimento, senza tener conto dei livelli, che i voti hanno raccolto? Non contenti di aver espropriato gli iscritti, le oligarchie, con la complicità dei mezzi di informazione e con il pretesto di assicurare la governabilità hanno fatto leggi maggioritarie e bipolari, espropriando anche gli elettori con premi di maggioranza e liste bloccate e introdotto una specie di elezione diretta del Primo Ministro, non prevista dalla Costituzione. Come per risolvere la crisi economica e finanziaria di usano le ricette degli untoti, così la crisi politica e istituzionale dovrebbe essere risolta da sistemi bipolari e maggioritari, cioè quelli che hanno fallito alla prova pratica. In  Italia ci sono più partiti, che al tempo del proporzionale, e nel 2006 e nel 2008 abbiamo eletto Parlamenti instabili</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Milano 7 febbraio 2012</span></span></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Comunicato Seminario Roma 21 gennaio 2012</title>
		<link>http://www.gruppodivolpedo.it/piazza-quarto-stato/comunicato-seminario-roma-21-gennaio-2012/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 11:06:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[In seguito all’appello lanciato dal Gruppo di Volpedo (GdV) il 25 settembre 2011  lo stesso GdV, Lega dei Socialisti (LdS), Movimento di Azione Laburista (MAL) e Network per il Socialismo Europeo (NSE)...
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			<content:encoded><![CDATA[<p>per scaricare in formato .pdf clicca sotto</p>
<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/01/120121-Roma-Seminario-circoli-socialisti-Comunicato-Finale.pdf">120121 &#8211; Roma &#8211; Seminario circoli socialisti &#8211; Comunicato Finale</a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">In seguito all’appello lanciato dal </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>Gruppo di Volpedo (GdV)</strong></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> il 25 settembre 2011 i primi destinatari dell’appello</span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">, </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">lo stesso </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>GdV</strong></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">, </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>Lega dei Socialisti (LdS)</strong></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">, </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>Movimento di Azione Laburista (MAL) e Network per il Socialismo Europeo (NSE)</strong></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> hanno organizzato il 21 gennaio un seminario preparatorio di un Convegno dal titolo provvisorio “La Sinistra dopo Monti”, invitando le </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>Fondazioni Nenni, Brodolini, Buozzi e Di Vagno</strong></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> e, a titolo individuale, esponenti di PD (Damiano e Pittella) e SEL (Bandoli e Gianni).</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Sono convenuti 73 compagne e compagni delle associazioni promotrici, i rappresentati delle Fondazioni al massimo livello, intervenuti a titolo personale Bartocci (Brodolini), Benvenuto (Buozzi) e Tamburrano (Nenni), che come ospite del seminario ha aperto i lavori, presieduti dal compagno Geppino Vetrano. Le relazioni introduttive sono state svolte dai compagni Felice Besostri (portavoce GdV, DN PSI), Franco Bartolomei (segretario nazionale LdS, Segr. Naz. PSI), Lanfranco Turci (portavoce NSE) e Valdo Spini (presidente MAL). Complessivamente hanno preso la parola 29 intervenuti, tra i quali Bartocci e Benvenuto delle Fondazioni socialiste e gli invitati Bandoli, Gianni e Damiano</span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">.</span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> Il presidente della Fondazione DI Vagno, Mastroleo e Luigi Fasce, segretario del GdV e del coordinamento del NSE, hanno inviato contributi scritti.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Alla conclusione dei lavori si è deciso che i relatori si costituiscano in </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>gruppo di lavoro permanente</strong></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> per organizzare la conferenza che si intitolerà, salvo diversa decisione “La Sinistra durante e oltre Monti: come si deve organizzare e con quali riferimenti europei, come deve essere, cosa deve proporre e sulla base di quali valori” per sottolineare che fin da ora si deve dare corpo ad una proposta programmatica della sinistra con la quale presentarsi alle elezioni e chiedere di</span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">governare il Paese. Sulla legge elettorale è netta la contrarietà ad un voto anticipato con la legge elettorale vigente, che presenta diversi profili di incostituzionalità. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Al Convegno nazionale, da tenersi prima della tornata amministrativa di questa primavera, saranno invitati i partiti </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>PD, PSI e SEL</strong></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> ed anche della FDS, che si vogliano confrontare come sinistra di governo e le Fondazioni socialiste e di sinistra interessate. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Altra decisione unanime è un’iniziativa nei confronti del PSE, per una sua trasformazione in un partito europeo transnazionale, cui possano aderire con diverse modalità, tutti coloro, singoli o associati, che condividano lo Statuto e la Dichiarazione dei Principi del PSE. . L’adesione al PSE anche del PD e di SEL oltre al PSI è un obiettivo condiviso, per innescare un processo di aggregazione di una sinistra italiana espressione del socialismo europeo. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Il </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>Gruppo di lavoro permanente</strong></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> può decidere di nominare un portavoce e di allargarsi con altri esponenti delle associazioni promotrici, delle Fondazioni o dei Partiti interlocutori, organizzandosi in sottogruppi con compiti specifici. Le associazioni promotrici assumono l’impegno di ritrovarsi con cadenza regolare prima della Conferenza sull’oggi e il domani della sinistra italiana.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>Felice Besostri </strong></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> Gruppo di Volpedo</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>Franco Bartolomei </strong></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> Lega dei Socialisti</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>Lanfranco Turci </strong></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Network per il Socialismo Europeo</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>Valdo Spini </strong></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> Movimento di Azione Laburista</span></span></p>
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		<title>Relazione al Seminario dei Circoli Socialisti</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 14:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Felice Besostri
Nenni è l’emblema del socialismo italiano, quello che ne rappresenta i difetti e le qualità: allo scarso rigore ideologico si è sempre accompagnata un’immensa umanità e il senso di una missione di dare speranza, ma anche obiettivi politici concreti...
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Felice Besostri</p>
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<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/01/BESOSTRI-PQS12003-Relazione-al-seminario-di-Roma.pdf">BESOSTRI &#8211; PQS12003 &#8211;  Relazione al seminario di Roma</a></p>
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<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Care compagne e cari compagni, </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">ringrazio il compagno Tamburrano, che ha aperto i lavori con un saluto,che è già un contributo al dibattito, per averci ospitato nei locali della Fondazione Pietro Nenni, tra le varie Fondazioni che hanno aderito all’iniziativa (Brodolini, Buozzi e Di Vagno), quella intitolata ad un compagno, che a mio avviso, nato come nenniano all’interno del PSI, anzi un Nennisozialist nei miei rapporti internazionali, per distinguerli dai Saragatsozialisten, allora unici membri italiani dell’Internazionale Socialista, è l’emblema del socialismo italiano, quello che ne rappresenta i difetti e le qualità: allo scarso rigore ideologico si è sempre accompagnata un’immensa umanità e il senso di una missione di dare speranza, ma anche obiettivi politici concreti(pensiamo al primo Centro-sinistra e alle sue riforme) al “popolo lavoratore”. Nenni si collocava e collocava il Partito a sinistra, cioè non aveva dubbi su da che parte stare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">L’incontro seminariale di oggi è la prima risposta all’appello lanciato dal gruppo di Volpedo  alla fine del suo IV° Convegno annuale il 25 di settembre del 2011.  L’<em>incipit</em> è chiaro: ” <em>L’Appello di Volpedo, che lanciammo nel 2008 quando demmo vita a questo nostro coordinamento di circoli socialisti e libertari, auspicava, come sapete, un grande rilancio del PSE da compiersi attraverso la sua trasformazione in un vero partito transnazionale: un partito, cioè, al quale fosse possibile iscriversi individualmente e liberamente. Ci pareva infatti (e ci pare tuttora) che la creazione di veri partiti europei fosse la necessaria premessa per dare vita ad una vera Europa politica. E ci sembrava (e tuttora ci sembra)che i Socialisti dovessero mettersi all’avanguardia di questo processo di trasformazione dell’Unione Europea in una reale democrazia governante</em>”  e prosegue con “<em>Solo una vera Europa politica infatti – e ormai quasi tutti sembrano averlo compreso – può aspirare a governare un capitalismo finanziario sempre più spregiudicato e fuori controllo. E solo con un forte movimento socialista, dalla spiccata vocazione redistributiva e dalla forte sensibilità ambientale, si può pensare di imprimere a questo processo la necessaria ed urgente accelerazione</em>”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">La scelta europeista, per noi nel senso del Manifesto di Ventotene di Spinelli, Rossi e Colorni e nella declinazione più socialista del Silone dell’esilio zurighese, rappresenta una delle scriminanti sulla base delle quali costruire una nuova sinistra in Italia, perché la volontà di unire e federare, si deve basare su scelte di fondo chiare e precise. Sono convinto che la sinistra del futuro, la nostra sinistra debba, come “Ma gauche” di Edgar Morin, essere capace di ricomprendere e ricomporre i suoi filoni storici ideali socialisti, comunisti e libertari con l’apporto dell’ambientalismo e del femminismo( quest’ultimo non richiamato da Morin), ma se qualcuno volesse riproporre una conquista e gestione del potere al di fuori dello Stato di Diritto e della Democrazia rappresentativa ( arricchita ma non sostituita da istituti di partecipazione e democrazia diretta) ovvero volesse scindere il nesso tra libertà e giustizia sociale, non ci interessa averlo come compagno di strada.  Senza una meta e senza una bussola non si va da nessuna parte.  Questa scelta non significa assolutamente che non ci si debba porre obiettivi radicali di riforma  del presente e dominante sistema economico, politico e sociale, che ha fallito e la cui conservazione impedisce di uscire dalla crisi, come costituisce una minaccia per la conservazione e l’estensione della democrazia e non solo per le condizioni di vita di una gran parte, anzi la soverchiante maggioranza, dell’umanità. L’ultimo numero(Winter 2011/12 vol. 123 n.4) della Fabian Rewiew, non  di un centro sociale anarco-insurrezionalista, si intitola “ OCCUPY <span style="color: #ff0000;">MIDDLE ENGLAND</span>”( con caratteri di colore rosso fuoco nel testo) e nel sottotitolo spiega che “Our new polling shows how some radical views on the economy suddenly became mainstream”, cioè come i loro sondaggi mostrino come alcune visioni radicali sull’economia diventino all’improvviso opinione dominante. Per il 70% l’ineguaglianza è un problema, per il 64% i diritti sul posto di lavoro sono un bene per la crescita economica ( Se Marchionne leggesse la Fabian Review non andrà mai a costruire auto in Gran Bretagna) e addirittura per l’80% le priorità per un impresa dovrebbero essere una strategia di investimenti a lungo termine e con una più ampia responsabilità nei confronti dei dipendenti, dei clienti e delle comunità d appartenenza in confronto di un 12% per il quale la priorità debba essere la massimizzazione dei profitti per gli azionisti. Questi mutamenti nella percezione della società sono importanti, perché il pensiero unico finora dominante in economia è stato un fattore di creazione di consenso di massa intorno a politiche economiche e finanziarie, che ci hanno condotto nella più profonda crisi e che ci condurranno alla rovina se non si inverte la rotta.  L’azione culturale di riflessione che i circoli socialisti e libertari del gruppo di Volpedo hanno condotto in questi ultimi anni ha un’utilità e valenza politica, ma con l’appello che abbiamo rivolto in primo luogo, ma non esclusivamente, al Network per il Socialismo Europeo, alla Lega dei Socialisti  e al Movimento di Azione Laburista e alle Fondazioni Socialiste abbiamo posto il problema della “<em>necessità di pensare,con non minore urgenza, ad una soluzione politica per questa Italia prostrata dal berlusconismo. Ci pare sempre più improcrastinabile, infatti, l’esigenza della formazione di una Sinistra plurale ed aperta: una Sinistra socialista, democratica, laica, libertaria, ecologista, e con una forte tensione europeistica ed internazionalista. Pensiamo che il riscatto di questo nostro disgraziato Paese passi anche, in larga misura, da questa strada</em>”. In questa ricerca non saremo soli perché lo stato della sinistra è sotto gli occhi di tutti: allo stato non ha un proposta unitaria, credibile e convincente per uscire dalla crisi e proporsi per la guida del Paese con propri esponenti, donne e uomini, e programmi e una maggioranza, che le fosse attribuita da perversi e incostituzionali premi di maggioranza, non sarebbe garanzia di capacità governante, come l’esperienza del Prodi 2006/2008 ha dimostrato e che deve essere costante monito contro ogni tentazione di ammucchiata dettata dalla necessità di avere un voto in più dell’altrettanto disomogeneo fronte avverso o dell’eterna tentazione centrista. In questi anni è stato un continuo rincorrersi di sigle e contenitori( che invece di rinnovare hanno distrutto la forma partito e senza poartiti no può esserci una compiuta democrazia in società complesse , territorialmente estese e popolose) , che hanno nascosto dietro la novità e discorsi general-generici, l’assenza di una elaborazione originale, che tra l’altro non può che confrontarsi a livello europeo con le famiglie politiche esistenti e per quanto riguarda la sinistra con il socialismo europeo, concetto più vasto della sigla PSE. Non basta essere membri di un club, averne la tessera in tasca, senza condividerne i valori. Il PDS e i DS sono stati membri dell’Internazionale Socialista e del PSE e con posizioni di responsabilità, ma spesso in modo furtivo e quasi clandestino nell’azione quotidiana in Italia: una specie di socialisti transalpini, che si cambiavano abito appena valicate al rientro le Alpi. Dicevo che non siamo soli: per i referendum vinti con un margine superiore ad ogni aspettativa è stato importane il movimento per i beni comuni, sia pure con contraddizioni e limiti, i movimenti studenteschi e dei precari, i popoli viola o le donne di “se non ora quando” sono indicatori di un disagio sociale che richiede uno sbocco politico, ma nella chiarezza come ha dimostrato il fallimento degli “indignati di casa nostra”, che non hanno voluto/saputo emarginare le frange violente. Tra le esperienze originali di aggregazione il nostro appello, indica il movimento arancione ed il successo di Pisapia, che proprio a Volpedo ha lanciato la sua sfida per le primarie e dove ha voluto tornare un anno dopo da Sindaco di Milano. Un dibattito è in corso nel PD e nella stessa SEL si stanno cercando ancoraggi più solidi della sola leadership di Vendola  e della creazione di un movimento/partito/alleanza elettorale(?) a sinistra del PD, che non ricordi troppo la negativa esperienza della Sinistra Arcobaleno. Poca attenzione in un mondo dove il fallimento del bipolarismo maggioritario imposto con <em><strong>ukase</strong></em> è politicamente fallito, ma sopravvive nell’informazione di massa, si presta al dibattito nell’area socialista, ben più vasta del solo PSI, dal quale, peraltro, ci saremmo aspettati che rappresentasse in Italia il nuovo <em>trend </em>del socialismo europeo emerso a partire dal Congresso di Praga 2009 e nei maggiori partiti dalla SPD al PS francese, passando per la revisione all’interno dei partiti più “modernizzanti” dal Labour di Ed Miliband e al PSOE di Zapatero, di cui si aspetta un congresso intenso e teso. Il liberal-socialismo e il socialismo liberale sono stati componenti importanti del pensiero e dell’azione socialista,  e tuutora conservano validità, ma il socialismo non si può esaurire in questi filoni, tanto più quando a distanza di anni hanno poco a che fare con il pensiero di  Rosselli e di Calogero-Capitini per essere la solita riedizione si una tentazione terza forzista liberal-laica con qualche compassione per i meno favoriti.  Sia al Congresso di Fiuggi, con posizioni critiche non confinate nella sinistra interna, che fuori dal Partito con il movimento che potenzialmente si può creare intorno all’Avanti!( permangono punti da chiarire, ma soltanto con un impegno nella soluzione dei problemi ci si può porre obiettivi ambiziosi già a partire dalla conferenza di marzo) sono emerse esigenze di riscatto socialista, che sia chiaro non ha, né potrebbe avere pena il suo insuccesso, connotazioni etniche, storico-biografiche o affettive e men che meno nostalgiche di un presunto periodo d’oro del passato, ma nasce dalla convinzione che la sinistra italiana senza una chiara, , forte e riconosciuta componente socialista democratica ( ne è stata persino capace la LINKE, senza che avesse alle spalle una presenza comune nel sindacato, nei governi locali , nel movimento cooperativo e nell’associazionismo popolare) non potrà uscire dall’i<em>mpasse</em> e raccordarsi, con le sue specificità  proposte di riforma dei partiti europei, con il complesso del movimento progressista e di sinistra europeo, maggioritariamente rappresentato dai partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti del PSE.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Queste nostre proposte si devono confrontare, con circoli associazioni Fondazioni, centri studi e partiti di sinistra (PSI,PD SEL e settori della FdS interessati ad una dimensione europea) e con partecipazione sindacale in un più ampio convegno dal titolo provvisorio “La sinistra dopo Monti” perché sarebbe esiziale che la sinistra si dividesse in una sinistra per Monti, se non di Monti, e una sinistra contro Monti, di cui bisogna preparare la successione e non la riedizione dopo un turno elettorale imprescindibilmente con un’altra legge( compito non facile perché questa è la legge perfetta per nomenklature, caste ed oligarchie politiche, senza distinzione di colore politico e proposta programmatica). Monti è sopportabile unicamente perché non si tratta di scegliere tra il Bene e il Male, ma tra il Male e il Peggio, rappresentato da elezioni anticipate, con la vigente legge elettorale, il vero obiettivo di tanti che si sono nascosti dietro i referendum elettorali, la cui bocciatura era prevista e che stanno conducendo un’indegna gazzarra contro il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale( a proposito sono convinto che la motivazione della sentenza di inammissibilità conterrà positive enunciazioni per la modifica della legge elettorale).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Chiudo con un auspicio che il 2012 rappresenti una svolta nei rapporti a sinistra nel 120° anniversario della Fondazione a Genova, appunto nel 1892, del Partito dei Lavoratori, che i Gruppo di Volpedo proporrà di ricordare all’insegna di due Parole d’ordine “RICOMINCIAMO DA CAPO!” e “RIPROVIAMOCI ANCORA!”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Roma, 21 gennaio 2012</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Felice Besostri, portavoce del Gruppo di Volpedo</span></span></p>
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		<title>E adesso povero elettore</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:58:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Felice Besostri
Parliamoci chiaro si trattava di un referendum “truffa”, con due finalità, una chiara, sabotare il Referendum Passigli-Sartori-Ferrara-Villone e l’altra inconfessabile, cioè provocare elezioni anticipate....
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<p>di Felice Besostri</p>
<p>per scaricare in formato .pdf clicca sotto</p>
<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/01/BESOSTRI-PQS12002-E-ora-poveri-elettori.pdf">BESOSTRI &#8211; PQS12002 &#8211;  E adesso poveri elettori</a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Con un secco comunicato la Corte Costituzionale ha posto fine alle attese e alle speranze di un mutamento di orientamento giurisprudenziale in tema di ammissibilità di </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em> referendum</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> elettorali :“</span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>La Corte costituzionale, in data 12 gennaio 2012, ha dichiarato inammissibili le due richieste di referendum abrogativo riguardanti la legge 21 dicembre 2005, n. 270 (Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica)</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">.”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Parliamoci chiaro si trattava di un </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>referendum </em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">“truffa”, con due finalità, una chiara, sabotare il </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Referendum</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> Passigli-Sartori-Ferrara-Villone e l’altra inconfessabile, cioè provocare elezioni anticipate con la legge di cui pubblicamente si chiedeva l’abrogazione.  La conferma la si è avuta con la rabbiosa reazione alla notizia della decisione, quando demagoghi senza senso del pudore hanno voluto coinvolgere nella polemica il Capo dello Stato, il Governo presieduto da Monti. e il Parlamento, accostando la decisione della Consulta al diniego di arresto dell’on. Cosentino. Siamo una democrazia rappresentativa con forma di governo parlamentare: invocare la piazza e gli elettori, che (ripeto: deliberatamente ingannati), hanno sottoscritto i quesiti referendari, grazie a una campagna mediatica ossessiva, è atto di irresponsabilità politica. Si alimenta consapevolmente l’antipolitica qualunquista per trarne qualche beneficio elettorale. Siamo, grazieaddio, alla lotta di Liberazione e alla volontà popolare, uno Stato di Diritto, che è il requisito minimo di libertà e democrazia. Se saremo ancora uno Stato democratico sarà grazie alla decisone del Capo dello Stato di non sciogliere anticipatamente le Camere per votare con questa legge elettorale incostituzionale: insieme con l’emergenza economica avremmo goduto dell’emergenza democratica, se avessimo dovuto eleggere per la terza volta di seguito un Parlamento di nominati (scusate la contraddizione). Una legge, che sulla carta doveva assicurare maggioranze blindate e un Presidente del Consiglio, unto dal Signore e direttamente eletto dal Popolo, clamorosamente fallita se per la seconda volta si fosse andati a elezioni anticipate. Purtroppo questa legge piace a troppi </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>leader </em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">di partito, perché da un potere immenso nella formazione delle liste e al prescelto di figurare con il suo solo nome sulla scheda elettorale. Come potrebbero altrimenti Di Pietro scegliere il suo Scilipoti prossimo venturo e Berlusconi la più graziosa delle sue donzelle e tutti gli altri cortigiani, clienti, leccapiedi e amici fedeli? ­</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Il Capo dello Stato può esortare i partiti a modificare la legge elettorale e Monti ripetere che non è competenza del Governo, ma dei partiti, ma già questo è un problema, perché i “partiti” formalmente presenti in Parlamento superano tranquillamente la decina, ma sono nati per gemmazione da liste elettorali apparentemente più omogenee, senza consenso elettorale. In compenso fuori dal Parlamento c’è tutta la sinistra in tutte le sue gradazioni, perché sotto soglia  ovvero esclusa da Veltroni da un apparentamento per favorire Di Pietro. Come insegna il Talmud, se non sei in grado di sopportare il peso dell’irriconoscenza, è meglio non fare del bene. I partiti sono “andati”, sono macchine elettorali senz’anima e senza un progetto di società, con un capo carismatico o autoritario o semplicemente con in mano i cordoni della borsa dei rimborsi elettorali e/o delle sue personali fortune. Il PD fa eccezione soltanto perché la leadership è per sua natura provvisoria. L’Italia è l’unico paese europeo che non abbia una legge sui partiti politici, benché richiesta dall’art. 49 della Costituzione.  I veri paria del nostro sistema politico sono gli iscritti ai partiti non appartenenti né alla nomenklatura interna, né alla casta: non hanno diritti, non decidono la linea, al massimo un leader con sistemi plebiscitari e per di più devono farsi carico del disprezzo dei normali cittadini, disgustati dalla politica e dai politicanti. Si continuano a sfornare modelli elettorali che per avere un nome in latino maccheronico dovrebbero avere effetti taumaturgici, dal </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Mattarellum </em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">al </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Tatarellum </em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">per finire, inevitabilmente, nel </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Porcellum</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">.  Se non c’è la politica e la morale in politica e manca il senso delle istituzioni e dello Stato l’ingegneria elettoral-costituzionale non risolve nulla. Nella Prima Repubblica di governi di coalizione di durata media intorno all’anno l’ingovernabilità  non dipendeva dalla legge elettorale proporzionale, ma dal fatto che DC e PCI non potessero governare insieme per ragioni internazionali. Nella Seconda Repubblica se Forza Italia, UDC e AN e Lega Nord, guidate da  Berlusconi, Casini, Fini e Bossi fossero state coalizione coese con un progetto comune e non alleanze tattiche, incentivate dai meccanismi premiali delle leggi elettorali, non ci sarebbe stato bisogno di modificare la legge elettorale con la L. 270/2005. Se l’Unione del 2006 fosse stata una scelta politicamente seria non ci sarebbero state le elezioni anticipate del 2008 con l’ascesa di Berlusconi, che non avrebbe vinto nemmeno nel 2001, se non si fossero fatte le furbate delle liste civetta per salvare il posto ad una quindicina di parlamentari dell’Ulivo. Guardiamoci intorno i responsabili di quelle scelte perdenti e di oggettiva intelligenza col nemico, come la fine del Governo Prodi nella XVa Legislatura, sono ancora tutti ai loro posti, pronti ad inventare nuove trame. ­</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Ognuno sta pensando a leggi elettorali su misura per se stesso ( sbagliandosi spesso)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">e quindi  non dobbiamo aspettarci nulla. E adesso povero elettore( parafrasando Hans Fallada di tempi altrettanto turbolenti), che si fa?! Ogni speranza è veramente perduta? No e grazie all’acribia di un pugno di cittadini democratici, che in totale isolamento politico e mediatico si sono opposti ai </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>referendum </em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Guzzetta-Segni-D’Amico, provocando quei passi delle sentenze n. 15 e 16 del 2008, in cui si sottolineavano gli aspetti di dubbia costituzionalità del premio di maggioranza senza </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>quorum</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> in seggi o percentuale di voti. Gli stessi che, avendo prestato fede all’esortazione della Corte Costituzionale, hanno impugnato innanzi al TAR Lazio il decreto d’indizione dei comizi elettorale del 2008, per ottenere un diniego di giurisdizione e un’inammissibilità del ricorso da Consiglio di Stato in quanto atto politico: si è legittimato un colpo di Stato perché,  se il decreto di indizione dei comizi elettorali è atto inimpugnabile,  si possono prevedere elezioni oltre il termine massimo di settanta giorni previsto dalla Costituzione(art.61). In base ad un’interpretazione aberrante del principio dell’autodichia del Parlamento e a una lettura  dell’art. 66 Cost., che non tiene conto del letterale tenore delle parole, si è giunti alla conclusione che unici organi competente ad esaminare la costituzionalità d una legge elettorale sono le Giunte delle Elezioni delle Camere elette con la legge elettorale…. di sospetta costituzionalità!!! I componenti delle Giunte trasformati in tacchini, che dovessero preparare il menù del pranzo del Giorno del Ringraziamento: peccato che non possano sottoporre alla Corte Costituzionale dubbi di costituzionalità in via incidentale. Per il diniego di giustizia pende ora un ricorso innanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo  di Strasburgo, di cui viene ritardata la decisione. Sempre lo stesso gruppo, nel frattempo allargatosi ad altri avvocati di tutte le parti d’Italia hanno citato la Presidenza del Consiglio e il Ministero degli Interni, a suo tempo Berlusconi e Maroni, per far accertare dal tribunale di Milano il loro diritto di votare in modo conforme a Costituzione. Le parti della legge, di cui si eccepisce la costituzionalità, sono le stesse che sarebbero state abrogate col </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>referendum </em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Passigli, che non presentava profili di inammissibilità, salvo che per il punto dell’abrogazione delle liste bloccate, ma facilmente superabile non ammettendo il quesito specifico o valutando che al vuoto poteva rimediarsi con un semplice decreto ministeriale di approvazione della scheda elettorale tipo. In più si eccepiva la violazione degli artt 3, 48 e 51 Cost, per il diverso quoziente elettorale richiesto per la proclamazione di Parlamentari di liste beneficianti del premio di maggioranza e tutti gli altri. Il primo grado si è concluso con una reiezione nel  ­merito, confondendo l’eccezione sul premio di maggioranza, come riproposizione della tesi della costituzionalizzazione implicita del principio di proporzionalità delle leggi elettorali e non nei termini delle sentenze n.15 e 16 del 2008 della Corte Costituzionale: un equivoco necessario perché altrimenti non si poteva liquidare l’eccezione come “manifestamente infondata”. Ora siamo in Corte d’Appello, sez. IV Civile, con udienza di precisazione delle conclusioni fissata per il prossimo 22 marzo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Soltanto la Corte d’Appello di Milano, cui sarà chiesta l’anticipazione dell’udienza, potrà rinviare alla Consulta le questioni di costituzionalità relative a premio di maggioranza, liste bloccate, indicazione sulla scheda elettorale del nome del futuro Premier e quoziente elettorale differenziato e frustrare il tentativo di rinnovare(?) le Camere con la vigente legge elettorale. Con la legge all’esame della Consulta il Capo dello Stato non scioglierà le Camere nemmeno di fronte ad una sfiducia a Monti, l’ultima carta in mano ai golpisti </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>pro-Porcellum</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">. Da un Parlamento di nominati agli ordine di chi li ha eletti o di chi ha promesso di rieleggerli, anche dopo un cambio di casacca, c’è da aspettarsi di tutto. Soltanto una forte mobilitazione dell’opinione pubblica, a cominciare dai firmatari che volevano eliminare lo scandalo della legge elettorale vigente e non reintrodurre surrettiziamente il </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Mattarellum</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, può impedire di tradire il diritto degli elettori di scegliere i propri rappresentanti, che rappresentino anche la Nazione italiana, come chiede l’art. 67 Cost. e non i padroni della loro collocazione utile nella lista bloccata.  Finché dura il silenzio mediatico e le forze presenti in parlamento non sollevano la contraddizione di un’Avvocatura dello Stato, che difende una legge, di cui Il Presidente Napolitano e il Primo Ministro Monti auspicano una riforma, non si potrà sperarwe in un coraggio dei giudici, che pongano fine alla copertura assicurata finora alla classe politica dal Consiglio di Stato e dala Suprema corte di Cassazione, a Sezione Unite. Nella totale indifferenza della stampa e delle televisioni, comprese quelle che fustigano ad ogni piè sospinto i privilegi della “Casta” si è consumato lo scandalo di disattendere  nella redazione finale un preciso principio quello dell’art. 44 L. 69/2009(Delega al Governo per il riassetto della disciplina del processo amministrativo, per cui:</span></span></p>
<ol>
<li>
<p>“<span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>1. 	Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di 	entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti 	legislativi per il riassetto del processo avanti ai tribunali 	amministrativi regionali e al Consiglio di Stato, al fine di 	adeguare le norme vigenti alla giurisprudenza della Corte 	costituzionale e delle giurisdizioni superiori, di coordinarle con 	le norme del codice di procedura civile in quanto espressione di 	princìpi generali e di assicurare la concentrazione delle tutele. ­</em></span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>I 	decreti legislativi di cui al comma 1, oltre che ai princìpi e 	criteri direttivi di cui all&#8217;articolo 20, comma 3, della legge 15 	marzo 1997, n. 59, in quanto applicabili, si attengono ai seguenti 	princìpi e criteri direttivi…omissis…)</em></span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>d) 	razionalizzare e unificare le norme vigenti per il processo 	amministrativo sul contenzioso elettorale, prevedendo il 	dimezzamento, rispetto a quelli ordinari, di tutti i termini 	processuali, il deposito preventivo del ricorso e la successiva 	notificazione in entrambi i gradi e </em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><strong>introducendo 	la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo nelle 	controversie concernenti atti del procedimento elettorale 	preparatorio per le elezioni per il rinnovo della Camera dei 	deputati e del Senato della Repubblica</strong></em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>, 	mediante la previsione di un rito abbreviato in camera di consiglio 	che consenta la risoluzione del contenzioso in tempi compatibili con 	gli adempimenti organizzativi del procedimento elettorale e con la 	data di svolgimento delle elezioni;(…omissis…)</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">”.</span></span></p>
</li>
</ol>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">L’ultimo tentativo di impedire agli elettori di chiedere e ottenere giustizia deve fallire, speriamo anche grazie a formazioni politiche, che la democrazia dovrebbero averla nel DNA, in quanto eredi del Partito dei Lavoratori, fondato a Genova nel 1892 e di cui quest’anno è il 120° anniversario</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Milano 15 gennaio 2012</span></span></p>
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		<title>Rampini e gli errori della sinistra</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 18:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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Nel suo ultimo libro, “Alla mia sinistra”, Federico Rampini, da testimone privilegiato della globalizzazione e uomo di sinistra, fa autocritica e facendo un bilancio degli ultimi decenni...
per leggere tutto clicca sul titolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Renzo Penna</p>
<p>per scaricare in formato .pdf clicca sotto</p>
<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/01/PENNA-PQS12001-Rampini-e-gli-errori-della-sinistra.pdf">PENNA &#8211; PQS12001 &#8211; Rampini e gli errori della sinistra</a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P.sdfootnote { margin-left: 0.5cm; text-indent: -0.5cm; margin-bottom: 0cm; font-size: 10pt } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A.sdfootnoteanc { font-size: 57% } --></p>
<p>Nel suo ultimo libro, <em>“Alla mia sinistra”</em><sup><em><a name="sdfootnote1anc" href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></em></sup>, Federico Rampini, da testimone privilegiato della globalizzazione e uomo di sinistra, fa autocritica e facendo un bilancio degli ultimi decenni che, in generale, hanno visto crescere enormemente le diseguaglianze e trasferire enormi ricchezze (tra l’8 e il 10 per cento) dai salari e dal lavoro ai profitti e alle rendite, si domanda “dove abbiamo sbagliato?”. E, alla luce dell’attuale crisi economica e delle sue drammatiche conseguenze che ricadono, soprattutto, sui più giovani e su chi perde il lavoro, rileva come non si stia tenendo conto dell’esperienza della grande depressione del ’29 e delle diverse e opposte risposte date da destra, con Mussolini e Hitler, e da sinistra attraverso il New Deal di Franklin Delano Roosevelt e il Fronte Popolare in Francia.</p>
<p><strong>Trent’anni di errori e di sconfitte</strong></p>
<p>In America, Europa e Italia, mentre con tutta evidenza un modello economico e sociale è entrato in una irreversibile crisi, da nessuna parte si vede con chiarezza una via d’uscita equa e progressista alla peggiore situazione economica degli ultimi ottant’anni. Secondo il corrispondente di “la Repubblica” la sinistra deve fare i conti con trent’anni di errori e di sconfitte, interrogarsi su come sia stato possibile subire l’agenda della destra e ritenere attuabile, attraverso le idee e le pratiche di due leader come Bill Clinton e Tony Blair, un “liberismo di sinistra”. Quando si è continuato, in continuità con i governanti della destra, a indebolire il sindacato e a smantellare regole e garanzie.</p>
<p>E la tanto attesa ed esaltata <em>deregulation</em> della “terza via” &#8211; che doveva utilizzare il mercato per “fare cose di sinistra”, mentre il liberalizzare e il diffondere la concorrenza doveva servire a rendere le nostre società “meno ingessate”, meno oligarchiche, per dare più opportunità al “cittadino consumatore” &#8211; ha prodotto nuovi monopoli privati al posto di quelli di Stato, indebolito e aggirato le regole sui mercati, portato all’elusione dei controlli da parte delle lobby della finanza e della grande industria e, in poco tempo, creato enormi ingiustizie sociali deprezzando il valore del lavoro.</p>
<p>Una illusione che in Spagna ha travolto il governo di Zapatero e negli Stati Uniti ha prodotto in una parte dell’elettorato Democratico critiche e disillusioni, speriamo non definitive, nei confronti dell’operato di Barack Obama. Il tutto rappresenta per la sinistra un enorme problema politico.</p>
<p>Ma dalla crisi, che è stata causata dalle iniziative di un capitalismo finanziario irresponsabile, non si esce con un segno progressista senza una profonda analisi delle cose accadute e una severa autocritica, propedeutica a delineare una nuova progettualità e un diverso indirizzo. Impresa non facile visto che &#8211; come sostiene Luciano Gallino<sup><a name="sdfootnote2anc" href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></sup> &#8211; le teorie neoliberiste sono state fatte proprie dalla principale corrente delle scienze economiche che ha dominato i corsi universitari di economia, la letteratura economica, le scuole superiori di business management, gli uffici studi delle grandi imprese, le direzioni delle maggiori istituzioni finanziarie, i ministeri del tesoro e dell’economia, le banche centrali, le strategie delle organizzazioni internazionali: dalla Banca Mondiale al Fmi e alla Commissione Europea. E molto altro ancora. Posizione che Curzio Maltese rende esplicita quando scrive che: <em>“Da vent’anni è più ci raccontano che per tornare a crescere bisogna privatizzare, abbattere lo Stato Sociale, ridurre al minimo i diritti dei lavoratori, rendere sempre più precari i giovani e impoverire i pensionati”.</em><sup><em><a name="sdfootnote3anc" href="#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a></em></sup></p>
<p>D’altronde, ancora Rampini ricorda che il New Deal di Roosevelt negli anni trenta non fu solo un’innovazione delle politiche economiche &#8211; grandi opere pubbliche e stato sociale &#8211; ma anche una “rottura etica” rispetto all’egoismo sfacciato dei privilegiati e al materialismo distruttivo dei più ricchi. Così forse non basterà solo riproporre, come fa Paul Krugman,<sup><a name="sdfootnote4anc" href="#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a></sup>la lezione del ’37 di John Maynard Keynes, quando suggeriva che: <em>“il momento giusto per l’austerità al Tesoro è l’espansione, non la recessione”</em>. Anche se non si può che concordare sul fatto che nel 2011 l’ossessione delle banche centrali di intervenire in tempi brevi solo sui disavanzi degli Stati ha esaltato e reso più crudi i veri problemi di oggi, che sono costituiti da un’economia depressa e da una disoccupazione di massa. Tra le differenze nelle cause dell’attuale recessione con quella del ’29 c’è infatti, e sono ancora troppo pochi a rivelarlo, la insostenibilità sociale ed ecologica del modello di sviluppo che si è affermato a partire dagli anni ’80. <em>“Si parla molto di far partire la crescita</em> &#8211; ha scritto di recente Barbara Spinelli<sup><a name="sdfootnote5anc" href="#sdfootnote5sym"><sup>5</sup></a></sup> &#8211; <em>ma essa non potrà essere quella di ieri, e questa verità va detta: perché i paesi industrializzati non correranno come Asia o Sudamerica, e perché la nostra crescita sarà d’avanguardia solo se ecologicamente sostenibile”</em>.</p>
<p><strong>Nel PD convivono opposte visioni politiche</strong></p>
<p>Una situazione che nel nostro Paese investe soprattutto le responsabilità e gli orientamenti della principale forza del centro sinistra, il Partito Democratico, alle prese con il decisionismo del governo “tecnico” di Mario Monti e dei professori. Anche perché il resto della sinistra italiana, a iniziare da “Sinistra Ecologia e Libertà” del presidente della Puglia Nichi Vendola, non essendo in Parlamento ha meno possibilità di incidere, così come risulta difficile inquadrare nella sinistra &#8211; a parte singole personalità &#8211; l’IdV, la formazione di Antonio Di Pietro. Per il partito di Bersani il confronto con il governo presenta così numerose insidie, in primo luogo per la insolita e tutt’altro che omogenea maggioranza che lo sostiene, e per il fatto che la formazione economica di Monti &#8211; personalità che per competenza, rigore e credibilità internazionale non è neppure paragonabile con chi lo ha preceduto a palazzo Chigi &#8211; fa riferimento, come molti dei suoi ministri, alla cultura liberista. E, di conseguenza, è sensibile ai richiami e alle ricette della Commissione Europea e della Bce, decisamente orientate a ridurre il deficit, a ridimensionare lo Stato Sociale e a rendere ancora più flessibile il lavoro, che a favorire l’occupazione e lo sviluppo economico.</p>
<p>Ora, le diverse e spesso opposte posizioni che da sempre si confrontano nel PD, non possono più essere considerate alla stregua di una normale e fisiologico pluralismo, specie se attengono a materie sulle quali il governo è determinato ad intervenire. Ritenere, da un lato, che per dare nuovo stimolo all’economia sia necessario intervenire prioritariamente sul mercato del lavoro rendendolo ancora più flessibile e deregolato dell’attuale &#8211; che prevede ben 46 rapporti di lavoro! &#8211; o pensare, dall’altro, che per creare nuova occupazione sia necessario praticare l’antica politica keynesiana per la quale occorrono investimenti pubblici e sostegno a quelli privati. E che per ottenere le risorse necessarie serva, sul piano nazionale, una patrimoniale e, a livello europeo, tassare le transazioni finanziarie, rappresentano due inconciliabili visioni politiche.</p>
<p>Le quali difficilmente possono coabitare in uno stesso partito, in specie quando si è chiamati a condividere responsabilità di governo. Così per la completa liberalizzazione del commercio &#8211; decisa da Monti nonostante sia di competenza esclusiva delle Regioni &#8211; che ha visto l’orientamento opposto di due presidenti di regione entrambi del Partito Democratico: contrario Enrico Rossi della Toscana, sostanzialmente favorevole Claudio Burlando.<sup><a name="sdfootnote6anc" href="#sdfootnote6sym"><sup>6</sup></a></sup> Anche qui le differenti posizioni segnano due opposte politiche. Se per Rossi: <em>“Appartiene all’ideologia liberista pensare che tutto vada meglio se non ci sono regole, che esista l’individuo e non la società. Invece la concorrenza va regolata, i piccoli negozi sono parte vitale della qualità dei nostri centri urbani”</em>. Al contrario Burlando ritiene che: <em>“Quando c’è un’occasione bisogna saperla cogliere… e se la crescita segue percorsi nuovi non possiamo rimanere ancorati al passato, ma prendere la domanda dove arriva inaspettata”.</em> Analoghe contrapposizioni si sono manifestate sui contenuti del referendum a favore dell’acqua pubblica, un servizio che rappresentando un bene comune non può essere considerato alla stregua di una merce su cui speculare e fare profitti. Si potrebbe continuare con il tipo di rapporto da tenere  con il sindacato e, in particolare, la Cgil. Un collegamento e una relazione solida come quella prospettata dal responsabile economico Stefano Fassina e sostenuta da Sergio Cofferati, o la netta presa di distanza dell’ex ministro Fioroni e la soddisfazione espressa dal senatore Morando per il fatto che il PD: <em>“non è più succube della Cgil”</em>?</p>
<p><strong>A rischiare di più è l’elettorato di sinistra</strong></p>
<p>E’ possibile ancora mediare tra posizioni tanto differenti che sembrano appartenere a formazioni politiche di diverso orientamento più che ad uno  stesso partito! Il rischio, in questa delicatissima fase politica è che, di fronte a questi palesi contrasti di indirizzo presenti nel partito di Bersani e le urgenze del governo, sia il tradizionale elettorato di riferimento della sinistra a pagarne le maggiori conseguenze. Sul fronte opposto infatti gli “stop” imposti da Berlusconi a Monti su patrimoniale, giustizia e a difesa dei molteplici interessi che riguardano le sue aziende hanno, sin qui,  dimostrato di funzionare egregiamente. Mentre il peso caricato dalla manovra su pensionati e lavoratori dipendenti è stato assolutamente prevalente e l’equità è rimasta nelle intenzioni.</p>
<p>Quando la crisi colpisce ogni giorno di più l’occupazione e riduce i redditi di chi vive del proprio lavoro o della pensione, le decisioni delle prossime settimane del governo daranno, credo, una risposta a questi interrogativi. E si vedrà se a prevalere saranno i provvedimenti che ritengono indispensabile eliminare le tutele sui licenziamenti dell’articolo 18 per, si sostiene, ridare stimolo all’economia o, come sarebbe auspicabile, favorire la ripresa con un piano straordinario di investimenti che riguardi l’industria, l’energia da fonti rinnovabili, la mobilità sostenibile, l’assetto idrogeologico e la manutenzione del territorio. Chiedendo ai privati di investire con maggiore lungimiranza in ricerca e innovazione dei prodotti e delle produzioni, riducendo la precarietà e mettendo al centro il lavoro.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><em>Alessandria, 6 gennaio 2012 </em></p>
<div id="sdfootnote1">
<p><a name="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc">1</a> “Alla mia Sinistra” di Federico Rampini, ed. Mondadori.</p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p><a name="sdfootnote2sym" href="#sdfootnote2anc">2</a> “Finanzcapitalismo la civiltà del denaro in crisi” di Luciano 	Gallino &#8211; ed. Einaudi.</p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p><a name="sdfootnote3sym" href="#sdfootnote3anc">3</a> Il Venerdì di la Repubblica del 19 agosto 2011 &#8211; Contromano di 	Curzio Maltese.</p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p><a name="sdfootnote4sym" href="#sdfootnote4anc">4</a> La Repubblica di martedì 3 gennaio 2012: “La recessione, i tagli 	e la lezione di Keynes” di Paul Krugman.</p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p><a name="sdfootnote5sym" href="#sdfootnote5anc">5</a> La Repubblica del 28 dicembre 2011 – “Abolire la miseria” di 	Barbara Spinelli.</p>
</div>
<div id="sdfootnote6">
<p><a name="sdfootnote6sym" href="#sdfootnote6anc">6</a> La Repubblica del 4 gennaio 2012.</p>
</div>
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		<title>La Sinistra e l&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 17:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Felice Besostri
La sinistra in Europa e in particolare la sua parte maggioritaria, malgrado le recenti sconfitte, costituita dai partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti del PSE è di fronte ad un bivio...
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Felice Besostri</p>
<p>per scaricare in formato .pdf clicca sotto</p>
<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2011/12/BESOSTRI-PQS11025-La-Sinistra-e-lEuropa.pdf">BESOSTRI &#8211; PQS11025 &#8211; La Sinistra e l&#8217;Europa</a></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La sinistra in Europa e in particolare la sua parte maggioritaria, malgrado le recenti sconfitte, costituita dai partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti del PSE è di fronte ad un bivio. La scelta della direzione da intraprendere  è necessaria a causa  della crisi della Zona Euro e della ormai evidente incapacità delle istituzioni europee di affrontarla e risolverla: le loro ricette di austerità e di taglio indiscriminato  della spesa sociale e di investimenti pubblici sono anzi destinate ad aggravarla, come il caso greco eloquentemente dimostra. La mancanza di una strategia di cooperazione europea è l’handicap da superare, se l’Europa, in questa crisi finanziaria di grande ampiezza, vuole  riaffermare il suo ruolo centrale di strumento di regolazione e protezione. I due consoli, Merkel e Sarkozy, si sono auto attribuiti un ruolo di comando, senza una legittimazione istituzionale, ma soprattutto con una povertà di visione europea dei problemi e perciò condizionati dagli umori dell’opinione pubblica e da una perdita di consenso nei loro paesi. La Merkel ha perso tutte le elezioni nei L</span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">ä</span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">nder, tranne una, dalle federali del 2009 e Sarkozy è dato battuto dallo sfidante socialista Hollande e addirittura minacciato dalla Le Pen per il secondo posto e il successivo ballottaggio. La realtà della UE è ancora marcata dal pensiero unico liberista sostenuto da una maggioranza di governi conservatori, malgrado che la crisi economico-finanziaria del 2008 avrebbe dovuto consigliare di non rivolgersi per curarla  a chi l’aveva provocata. I deficit pubblici di molti Stati hanno diverse componenti,  anche strutturali e di antica data, ma si sono aggravati a causa del salvataggio delle entità bancarie e finanziarie, che non sono state riformate, così come i mercati finanziari sono tuttora largamente sregolati. Il bivio che si presenta alla sinistra è di scegliere se per vincere la crisi, mantenere la coesione politica e sociale, salvaguardando il modello europeo, occorra più Europa o meno Europa con un ritorno  a sovranità nazionali piene. Nell’anti europeismo i partiti di sinistra rischiano di essere surclassati dai movimenti populisti di destra, xenofobi e nazionalisti, ripeterebbero l’errore, su altro versante, di quando si è inseguito la destra sul terreno della sicurezza. Allora erano le componenti moderate della sinistra a compiere l’errore, mentre sul terreno antieuropeista sono le formazioni di sinistra antagonista a battere la grancassa.  La sinistra riconquisterà consensi se saprà indicare come uscire dalla crisi e non semplicemente denunciando le malefatte del capitalismo. Non deve ripetere l’errore della crisi del 1929, in cui sia i socialdemocratici che i comunisti videro semplicemente la conferma delle loro critiche al capitalismo. Dalla crisi si uscì  grazie alle ricette di Keynes, un liberale, ma soprattutto con la Seconda Guerra Mondiale. Se l’Euro salta, va in pezzi anche l’Europa, un’istituzione con gravi difetti e deficit democratici e troppo condizionata dai centri di potere del complesso industrial-finanziario-miiltare, che si estende ai due lati dell’Atlantico. L’Europa va riformata, ma non destrutturata, con un ritorno ad una sovranità nazionale ancora più fragile nel mondo globalizzato e con l’emergenza di grandi economie anche in altri continenti. Se il paso per una Federazione europea di 27 Stati appare un ‘utopia, lo è molto meno una cooperazione rafforzata, consentita dal Trattato di Lisbona, tra i paesi della Zona Euro e che può essere approfondita,  anche a livello politico, tra i sei Paesi fondatori più La Spagna, come propone il gruppo francese di riflessione “</span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Inventer à gauche</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">”.. L’asse del integrazione europea e di un coordinamento  dei bilanci, come proporrà la Merkel al prossimo vertice europeo  del 9 dicembre è inaccettabile senza una monetizzazione del debito da parte della BCE, un allungamento al 2016 del termine per il pareggio di bilancio e un piano di rilancio della crescita della crescita finanziato con </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>eurobond</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> emessi sul mercato con l’aiuto della BEI e destinati a progetti di investimento nei settori prioritari della ricerca e dell’insegnamento superiore, delle infrastrutture di trasporto e telecomunicazioni intereuropee, delle energie rinnovabili e nel risparmio energetico  e della protezione ambientale. Un tale progetto non può che essere compito di forze di sinistra e progressiste con matrice socialista.  La sinistra italiana allo stato è la più arretrata, esclusa come è dal parlamento nazionale e da quello europeo, e per una struttura politica lontana da quella prevalente in Europa, ma tra i suoi meriti storici vi è il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli e nel campo socialista il pensiero europeista di  Eugenio Colorni e Ignazio Silone e una sensibilità internazionalista pacifista e solidaria largamente diffusa in tutte le sue componenti. Questi elementi dovrebbero però fondersi in un progetto politico unitario, largo e plurale e con respiro europeo da sviluppare prima della prossima scadenza elettorale, da celebrare con un’altra legge, e prendendo occasione dal 120° anniversario della fondazione a Genova  nel 1892 del Partito dei Lavoratori italiani: ricominciamo da capo e riproviamoci ancora potrebbero essere le parole d’ordine.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Lugano 1 dicembre 2011</span></span></p>
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		<title>Costituzione, discussione aperta ma&#8230;.</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 17:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Felice Besostri
Galli Della Loggia ci invita a discutere della nostra Carta costituzionale da quell’autorevole pulpito, che è il Corriere della Sera.(30/11/2011). Tuttavia non sarà mai possibile una discussione aperta...
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Felice Besostri</p>
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<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2011/12/BESOSTRI-PQS11024-Costituzione-discussione-aperta-ma-con-cognizione-di-causa.pdf">BESOSTRI &#8211; PQS11024 &#8211; Costituzione, discussione aperta ma con cognizione di causa</a></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Galli Della Loggia ci invita a discutere della nostra Carta costituzionale da quell’autorevole pulpito, che è il Corriere della Sera.(30/11/2011). Tuttavia non sarà mai possibile una discussione aperta e scevra da pregiudiziali politico-ideologiche, se non sono chiari gli argomenti sui quali si deve discutere e soprattutto se si ignora l’assetto costituzionale che si vuol riformare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Innanzi a tutto non è vero che la nostra Costituzione si sia immaginato un “</span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>regime parlamentare puro</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">”, che –aggiunge il nostro- “</span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>non ha corrispettivo in nessun altro grande Paese dell’Europa occidentale</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La Germania Federale, per fare soltanto un esempio, ha una forma di governo parlamentare molto più pura della nostra, perché soltanto il Bundestag è padrone del Governo: il Presidente della Repubblica tedesco non può sciogliere la Camera bassa, se non dopo un formale voto di sfiducia “distruttiva”, cioè senza indicazione del Cancelliere che debba sostituire quello sfiduciato. Schröder ha dovuto ricorrere a tale marchingegno per provocare le elezioni anticipate del 2005. Il Cancelliere poi entra in carica soltanto dopo che è stato eletto a scrutinio segreto dal Bundestag. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">In Italia il Governo entra in carica con il giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica e ha l’obbligo di presentarsi per la fiducia innanzi alle Camere entro dieci giorni. A differenza di una forma di governo parlamentare pura il Governo resta in carica, se così decide il Presidente della Repubblica, per gestire le elezioni: l’obbligo di dimissioni dopo un voto di sfiducia non è espressamente previsto dalla Costituzione, come di regola nei regimi parlamentari, compresi quelli impuri. Il ruolo, da sempre, del Presidente della Repubblica è talmente rilevante, che abbiamo conosciuto  il caso di un Presidente del Consiglio nominato, pur nella consapevolezza che non godesse della maggioranza, anzi proprio per questo, in modo da poter andare ad elezioni anticipate. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non mi ricordo di reazioni del professor Galli Della Loggia. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La presenza dei partiti, cui il Galli Della Loggia imputa il ridimensionamento del ”</span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>ruolo delle Camere e dei parlamentari come centro e motore unico della formazione dei governi e della decisione politica</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">” è un altro abbaglio del fondista del Corriere, proprio perché è la Costituzione, che con l’art. 49 assegna un ruolo ai partiti tanto da far dire che “</span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>All’inizio degli anni ’60 era facile leggere nei commenti alla Costituzione Italiana, svolti da studiosi delle scienze politiche e giuridiche (delle più diverse tendenze ideologiche), che l’articolo 49, doveva essere considerato come la </em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>“chiave interpretativa”</strong></em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em> dell’intero disegno costituzionale</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> “(Pizzoli, 2010). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il problema non sono i partiti, ma la mancata attuazione, questo sì caso unico in Europa, dell’art. 49 della Costituzione, con una legge sui partiti politici. Se la “democrazia è il governo dei poteri visibili” (Ruffini) la mancanza di una legge regolativa dei partiti è il </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>vulnus</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> , come di ogni potere di fatto, esercitato senza trasparenza e in assenza di ogni controllo giurisdizionale. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">In Gran Bretagna il ruolo dei partiti è molto più penetrante: il </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Premier </em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">è deciso e sostituito dal  partito di maggioranza, anche in corso di legislatura e senza voto di fiducia parlamentare (si ricorda la sostituzione della Tatcher  con Mayor e di Blair con Brown). Eppure il regime britannico è tra i modelli di Galli Della Loggia. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nell’articolo il passo più stupefacente è quello relativo ai rapporti tra Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio contrassegnati da uno “</span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>stato di tensione tra le due cariche, reso più acuto dalla diversa origine prima della loro legittimazione</em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">”. E’ vero, ma soltanto perché -e su questo Galli Della Loggia non spende una parola- con una legge elettorale ordinaria si è modificato la forma di governo delineata dalla Costituzione, con una specie di elezione/indicazione diretta del Primo Ministro, unico nome figurante sulle schede elettorali di Camera e Senato. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La legge elettorale, con liste bloccate e premio di maggioranza vincolato al Capo politico delle liste o delle coalizioni di liste, ha inferto il colpo di grazia alla centralità delle Camere e dei parlamentari: figuranti nominati e non eletti, per di più non da organi di partito, ma da solitari autocrati capi partito ovvero, nel migliore dei casi, da ristrette oligarchie partitiche e sempre nel più assoluto silenzio di Galli Della Loggia, sia in passato che in questa occasione. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La Costituzione non prevede una diversa legittimazione del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio dei Ministri, entrambi legittimati dal Parlamento, anzi il Presidente da un’assemblea parlamentare maggiormente rappresentativa, perché composta, oltre che da deputati e senatori, dai rappresentanti dei Consigli regionali.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Soltanto su un punto Galli Della Loggia solleva, a ragione, una questione delicata, quella del potere di revoca dei ministri, poiché la nostra Costituzione prevede la nomina da parte del Presidente della Repubblica e non anche la revoca dei ministri su proposta del Presidente del Consiglio. Basterebbe una legge costituzionale di rapida approvazione, benché ci siano altri strumenti di pressione quali il ritiro delle deleghe ovvero con un voto di sfiducia parlamentare del singolo ministro, previsto dal Regolamento della Camera dei Deputati: un Primo Ministro che disponga di una solida maggioranza parlamentare non avrebbe problema a far sfiduciare un ministro, che sia talmente fuori di testa da voler affrontare un voto. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Proprio la prassi costituzionale potrebbe innovare sul punto in base al principio del </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>contrarius actus. </em></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il decreto di nomina è un atto presidenziale controfirmato da Primo Ministro, ebbene con la motivazione che siano venuti meno i presupposti di fiducia per la proposta di nomina, si adotta un decreto di revoca della nomina. A quel punto il ministro o capisce l’antifona o potrebbe, ma dubito che lo possa proporre individualmente, innestarsi un conflitto di attribuzione, che spetterebbe semmai alle singole Camere, che hanno dato la fiducia al Governo in una determinata composizione, che verrebbe modificata senza il loro consenso. I costituzionalisti avranno argomenti  a favore o contro, ma con una pronuncia anche sulla ricevibilità della Corte costituzionale il problema sarebbe rapidamente risolto. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Una volta di più si dimostra che il problema principale in Italia non è quello di modificare la Costituzione, ma di darvi attuazione e semmai di eliminare una legge elettorale di sospetta costituzionalità, come è chiaro dalle sentenze 15 e 16 del 2008 della Consulta senza che la magistratura ordinaria o amministrativa vi provveda inviando la legge alla Corte Costituzionale , come dalla stessa auspicato: ultima occasione utile l’udienza della Corte d’Appello di Milano del  prossimo 22 marzo 2012 </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Zurigo 01 dicembre 2011</span></span></p>
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		<title>Torino, da Capitale a città precaria</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 17:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Dario Allamano
Torino quest'anno ha festeggiato, e con il dovuto orgoglio (per mesi la città è pavesata di tricolori), l'essere stata la prima capitale dello Stato Unitario...
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Dario Allamano</p>
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<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2011/12/ALLAMANO-PQS11023-Torino-da-capitale-a-città-precaria.pdf">ALLAMANO &#8211; PQS11023 &#8211; Torino da capitale a città precaria</a></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">T</span></span>orino quest&#8217;anno ha festeggiato, e con il dovuto orgoglio (per mesi la città è pavesata di tricolori), l&#8217;essere stata la prima capitale dello Stato Unitario, ma nel contempo i torinesi assistono basiti alla diatriba tra i <span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">due opposti estremismi</span></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> che continuano a battagliare come se il mondo fosse fermo all&#8217;autunno del 1980.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Da un lato la FIOM che continua, in un&#8217;epoca in cui la classe operaia, ed in particolare quella delle Carrozzerie di Mirafiori, non è più “classe generale” (neppure per Torino), a perseverare nella sua infinita “lotta di classe”, dall&#8217;altro Marchionne che tenta con infinite giravolte, ormai assai poco credibili, di rinverdire i fasti del decisionismo romitiano, con la “famiglia”, orfana di leader dopo la morte di Gianni e Umberto Agnelli, ormai in palese deficit d&#8217;ossigeno e praticamente afona.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Questa guerra infinita serve a Torino, e all&#8217;Italia? Secondo me no, </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">É possibile allora tornare a ragionare su cosa è avvenuto tra il 1980 ed il 2010 a Torino (e nel torinese) e su cosa è possibile fare per permettere alla città di uscire da questa “guerra dei trentanni”? Secondo noi socialisti di Labouratorio Buozzi ( e degli altri circoli torinesi) è possibile, a condizione di ripartire da una serena analisi della realtà, abbandonando l&#8217;ideologismo degli opposti estremismi, in poche parole: “comprendere la realtà per trasformarla”,</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La morte nel primo decennio del XXI secolo di Giovanni e Umberto Agnelli ha segnato il termine di un periodo storico che per un secolo ha contraddistinto Torino: la grande industria manifatturiera ed in particolare la produzione di automobili.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il declino della grande industria manifatturiera non coincide però con la morte degli Agnelli, anzi la precede, è un percorso che ha avuto i suoi prodromi nella crisi dei primi anni settanta dello scorso secolo, che ha cancellato a Torino interi settori produttivi, il tessile cotoniero o gli elettrodomestici bianchi per dire i due più importanti. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La stessa parabola discendente della produzione di auto a Torino inizia in quegli anni, gli anni ottanta, allorché, FIAT inizia a ristrutturare i sistemi produttivi, con l&#8217;inserimento dei robotgate e la lavorazione asincrona dei motori (LAM), ed a dislocare altrove i suoi stabilimenti produttivi: Melfi, Termini, Cassino in Italia, Tichy in Polonia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Fermarsi però a paragonare la crisi dell&#8217;industria a Torino con la crisi della FIAT sarebbe fuorviante, ci sono stati chiusure ben più gravi e traumatiche, una in particolare ha contrassegnato la debolezza della politica torinese: </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">la scomparsa della Olivetti,</span></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> che un autorevole storico, Emilio Renzi, ha definito in un convegno di Labouratorio Buozzi a Torino: </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Olivetticidio.</strong></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per dirla in estrema sintesi Torino è in una fase di transizione tra un passato importante, quello delle grandi fabbriche, ed un futuro per ora molto precario.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">É peraltro una fase che Torino ha già vissuto allorché avvenne il trasferimento della capitale del Regno Sabaudo a Firenze prima ed a Roma poi. Fu un periodo, quello che va dal 1861 al primo decennio del novecento, in cui la città perse ruolo, ma soprattutto le professionalità legate allo Stato: burocrazie ministeriali, ambasciate, militari ecc. Fu un&#8217;epoca in cui la durezza della crisi portò ad esiti estremi gli scontri sociali.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma fu anche l&#8217;epoca in cui nacquero e crebbero le prime reti di solidarietà “pre-socialista”: le cooperative e le società di mutuo soccorso, ed in cui nella stessa chiesa torinese emersero quelli che poi saranno chiamati i “santi sociali”, che seppero declinare l&#8217;assistenza verso i più poveri non solo in termini di carità, ma soprattutto come solidarietà attiva.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Furono su queste le basi, cooperative e società del mutuo soccorso (SOMS) e chiesa sociale, che si costruì una rete solida che consentì a Torino di reggere l&#8217;urto della crisi post unitaria.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La crisi terminò con l&#8217;avvio delle prime industrie, frutto dell&#8217;ingegno di autentici pionieri che seppero riconvertire l&#8217;attività dei costruttori di carrozze per i nobili (i carrozzieri) nella produzione industriale di quella tecnologia che poi per un secolo segnò Torino: </span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>l&#8217;auto.</strong></span></span><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Fu l&#8217;apertura delle grandi fabbriche che favorì, ad inizio novecento, la costituzione di una nuova organizzazione “di classe” destinata a rappresentare gli interessi dei lavoratori dipendenti: la CGdL, e fu sotto la guida del più grande sindacalista socialista del novecento: Bruno Buozzi che la FIOM uscì dalla sua condizione di minorità massimalistica per affermarsi quale grande sindacato democratico e riformista di massa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quella struttura economica e sociale (grande industria, sindacato e chiesa sociale) determinò per un secolo la struttura sociale e politica di Torino, tutti riconoscevano a questa città l&#8217;immagine di nuova Capitale industriale dell&#8217;Italia, e, per altri versi, il ruolo di avanguardia politica, di laboratorio di nuove idee. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Torino fu la città in cui emersero Gramsci e il pensiero liberale di Gobetti, ma anche un Presidente della Repubblica poco valorizzato: Saragat. Fu una città mai totalmente fascistizzata e che per prima incubò i germi dell&#8217;antifascismo. É un ruolo politico che questa città ha saputo mantenere anche durante il più recente “ventennio” berlusconiano, ma è l&#8217;unico elemento storico che ha saputo realmente mantenere, avendo perso il proprio ruolo di capitale industriale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La fase politica che sta a cavallo tra fine novecento ed inizio duemila non ha lasciato basi robuste. L&#8217;ipotesi politica che portò nel 1993 Castellani alla guida della città si reggeva su unidea poco solida: fare del turismo il nuovo motore di Torino, alcuni ipotizzavano di fare concorrenza  a Firenze, Roma Venezia&#8230;..</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le iniziative culturali (Museo Egizio,  Museo del cinema ed altro) hanno determinato una profonda ristrutturazione del centro cittadino, che oggi è indubbiamente più accogliente e bello, ma hanno lasciato ai margini le periferie. Lo stesso restauro della Reggia di Venaria Reale si è integrato poco con Torino città, restando un satellite che vive di luce propria. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sono stati comunque investimenti produttivi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non altrettanto si può dire delle Olimpiadi del 2006, che  non hanno prodotto ricadute destinate a durare nel tempo, gli impianti di gara, in particolare i trampolini del salto e la pista di bob, sono ormai in disarmo e rappresentano una perdita economica secca per Torino. Gli hotel, al di là dei periodi in cui ci sono eventi importanti, estensione della Sindone o 150 dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, non registrano più il pieno,</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Piaccia o no nel suo fondo l&#8217;area torinese è rimasta un territorio a vocazione industriale, ed il limite di questi ultimi vent&#8217;anni di giunte di sinistra (in città ed in Provincia) è stato nel non aver sostenuto a fondo queste potenzialità, anzi nell&#8217;aver teorizzato l&#8217;idea di una nuova Torino post-industriale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non si è saputo o voluto investire nel sostegno di nuove produzioni in nuovi comparti emergenti, e i casi Olivetti si sono ripetuti nel tempo, prima con l&#8217;abbandono da parte di Telecom e della RAI dei centri di ricerca che erano presenti in città (lo CSELT di Telecom ed il Centro Ricerche di corso Giambone per la RAI) e più di recente (2009) con l&#8217;abbandono al suo destino del centro Ricerche Motorola. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per restare all&#8217;auto dobbiamo avere la consapevolezza che il futuro di Torino non può restare fermo alla guerra di Mirafiori per l&#8217;assemblaggio di auto, occorre investire nella ricerca e sviluppo di nuove tecnologie, a partire dai motori a bassi consumi energetici. La FIAT si è comprata parte di Chrysler semplicemente cedendo una tecnologia che per gli italiani è vecchia di vent&#8217;anni: il motore Fire. Oggi l&#8217;unico Centro ricerche che a Torino funziona e cresce è quello della GM Powertrain, nato dalla separazione di FIAT e General Motors.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">É tempo che questa città torni a pensare se stessa come laboratorio per l&#8217;innovazione, anche se non tutto è perduto. Il Politecnico, ormai prima Università Italiana, ha accresciuto, il suo ruolo di incubatore di nuove ricerche, ma occorre che i poteri politici la smettano di inseguire chimere che ormai hanno trovato il loro luogo di coltura in altre città ed altri paesi. É tempo di individuare pochi ma concreti settori, che magari possono sembrare vecchi, ma che possono avere un ruolo importante nei settori del risparmio e dell&#8217;efficienza energetica, della tutela ambientale e dell&#8217;agro-alimentare e della medicina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Torino però non può e non deve restare “una città in alto a sinistra della cartina d&#8217;Italia”, occorrono adeguate infrastrutture, soprattutto in grado di favorire il trasferimento delle persone e delle merci dal traffico su gomma a quello su ferro, occorre dotare il Piemonte, e Torino, di infrastrutture trasportistiche in grado di valorizzare i ruoli dei porti di Genova e Savona, ed in grado di sfruttare appieno la collocazione del Piemonte, baricentro d&#8217;Europa, collegandolo con il Nord e con la linea ferroviaria che attraversa l&#8217;Europa dall&#8217;ovest all&#8217;est. Ma questo è un altro discorso.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Torino 01 dicembre 2011</span></span></p>
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