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	<title>Gruppo di Volpedo</title>
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	<description>Gruppo di Volpedo - Associazioni politiche di sinistra</description>
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		<title>Francia: il giochi non son chiusi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 09:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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<p>di Felice Besostri</p>
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<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/04/BESOSTRI-PQS12011-Francia-i-giochi-non-son-chiusi.pdf">BESOSTRI &#8211; PQS12011 &#8211;  Francia: i giochi non son chiusi</a></p>
<p>Per la prima volta un presidente uscente è stato battuto dallo sfidante, con 2,70 punti percentuali di distacco (H. 28,80, S.26,10). Sarkozy ha 5 punti in meno del 2007: un segno chiaro della sua caduta di popolarità. Hollande è stato capace di interpretare l’esigenza di cambiamento, ma sbaglierebbe se fosse trionfante e assumesse un atteggiamento arrogante. Non deve smettere di trasmettere fiducia nella vittoria finale e i sondaggi gli danno ragione,  infatti ne prevedono la vittoria 54% a 46%. In una logica destra/sinistra Hollande parte svantaggiato, con Jean Luc Melanchòn totalizza un 40,50% contro un 44,60% di Sarkozy +Marine Le Pen. La situazione non migliora osservando i risultati degli altri candidati. I 2 Trotzkisti totalizzano un magro 2%, come i 2 candidati indipendenti di destra. Fuori dal conto restano solo l’ambientalista Eva Joli con il suo scarso 2,3% e il centrista Bayrou con l’8,80%. Per fortuna la politica non è matematica e i voti spesso invece di sommarsi si sottraggono, come sperimentarono i socialisti e i socialdemocratici italiani nelle prime elezioni dopo l’unificazione. Ci sono poi 2 delusi rispetto alle aspettative Melanchòn e Bayrou: la competizione principale Hollande /Sarkozy ha prosciugato il terreno degli altri candidati a eccezione di Marine Le Pen. Per non danneggiare Hollande, cioè farlo andare al ballottaggio, ma in seconda posizione e distaccato di qualche punto da Sarkozy, Melanchon avrebbe dovuto catalizzare il voto di protesta indirizzato a destra oltre che recuperare i voti degli astenuti di sinistra. C’è  un paradosso nel secondo turno Hollande deve essere in candidato della sinistra se vuole fare il pieno dei voti di Melanchòn e dei due trozkisti, ma se il secondo turno è una netta contrapposizione sinistra/destra Hollande perde: anche sterilizzando i voti centristi la destra parte con un 46,60% contro un 44,60% della sinistra. Il secondo turno deve, invece, essere un referendum su Sarkozy. In tal caso una vittoria di Hollande con l 54% è posibile, perché il riporto dei voti a sinistra è del 86%, mentre soltanto l 60% degli elettori del Front National è disposto a votare per Sarkozy: uno dei maggiori fattori di successo di Marine Le Pen è stata la polemica violenta contro Sarkò, che a sua volta ha fatto da trampolino alle sue idee accentuando  le posizioni di destra estrema. Gli elettori di Bayrou sono divisi esattamente in  tre parti, mentre il Presidente uscente ha bisogno per vincere al II° turno dell’80%% dei voti del FN e di più del 50% di quelli centristi. L’elezione di Hollande ha valenza europeea, ma si decide in Francia e per ragioni francesi, quindi sarebbe opportuno che da noi non ci fossero né grilli parlanti, né mosche cocchiere, perché se c’è qualcuno che deve tacere, nel suo complesso, è la sinistra italiana: chi sbaglia a casa sua è meglio che non dia lezioni agli altri. Hollande avrà più amici solo se vince, non per la battaglia che i soialisti hanno condotto, uscendo dalla grave crisi delle due sconfitte successive di  Lionel Jospin e Ségolène Royal e e di un partito diviso. In realtà il centro-sinistra italiano, in assenza di un partito del socialismo europeo, si divide tra chi avrebbe voluto c i socialisti candidassero Bayrou e chi voleva Melanchòn primo a sinistra, anche a costo di compromettere il successo di Hollande.  L’unico consiglio che si può dare non è italiano, ma napoletano, con un  saggio atteggiamento scaramantico: incrociamo le dite. Per noi milanesi si può aggiungere un richiamo alla sindrome Moratti, decisiva per la vittoria di Pisapia.</p>
<p>Coira 23 aprile 2012</p>
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		<title>La critica ai partiti non è solo antipolitica</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 09:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Renzo Penna
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<p>di Renzo Penna</p>
<p>per scaricare il file in formato .pdf clicca sotto</p>
<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/04/PENNA-PQS12010-La-critica-ai-partiti-non-è-solo-antipolitica.pdf">PENNA &#8211; PQS12010 &#8211;  La critica ai partiti non è solo antipolitica</a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Il Presidente della Repubblica, di fronte al montare della critica generalizzata e, per alcuni aspetti,  demagogica che si sta diffondendo nel Paese nei confronti dei partiti &#8211; da ultimo per l’utilizzo scandaloso dei fondi pubblici da parte del tesoriere della Margherita e dai componenti il “cerchio magico” e familista della Lega Nord di Bossi, smaccatamente personale e irridente la situazione di difficoltà che nella crisi stanno attraversando tanti italiani  &#8211; cerca di correre ai ripari e si schiera decisamente contro la demonizzazione dei partiti e della politica.</p>
<p>“<em>Il passato e il presente</em> &#8211; dice Napolitano &#8211; <em>sono ricchi di esempi di onestà e serietà politica, di personale disinteresse, di applicazione appassionata ai problemi della comunità. Il partito e la politica</em> &#8211; dice ancora &#8211; <em>non sono il regno del male, del calcolo particolaristico e della corruzione. Il marcio ha sempre potuto manifestarsi, e sempre si deve estirpare: ma anche quando sembra diffondersi e farsi soffocante, non dimentichiamo tutti gli esempi passati e presenti. Guai a fare di tutte le erbe un fascio, a demonizzare i partiti e a rifiutare la politica.</em> <em>Per cambiare quel che va cambiato</em> &#8211; aggiunge &#8211; <em>bisogna senza ulteriore indugio trasmettere ai giovani la vocazione alla politica”. </em></p>
<p>Concetti che, nella sostanza, condivido e che di recente anch’io ho utilizzato per motivare la personale candidatura al Consiglio comunale di Alessandria: <em>“Non ritengo che in politica, come nella vita, le responsabilità riguardino tutti nello stesso modo</em> &#8211; ho scritto in una lettera aperta alle elettrici e agli elettori &#8211; <em>così come il generico e populista:</em> ‘…tanto sono tutti uguali’ <em>genera solo qualunquismo e sfiducia e permette a chi ha sbagliato di continuare impunemente a farlo”</em>. Argomenti che, però, oggi, come ha già messo in evidenza nel suo fondo Giancarlo Patrucco, suonano incompleti e da soli risultano insufficienti ad arginare la protesta, specie di fronte all’attuale incapacità, o mancanza di volontà, dei vertici dei principali partiti ad adottare contromisure serie e credibili. Una posizione sostenuta da personalità, come Gherardo Colombo e Gustavo Zagrebelsky, certo non inclini all’antipolitica, anzi d’accordo nel ritenere necessario il contributo pubblico per evitare discriminazioni, o eccessive dipendenze da imprese e gruppi economici, che non finanziano certo la politica con finalità filantropiche, ma fortemente critici sull’attuale quantità di soldi dati ai partiti, sul loro utilizzo e su una gestione tutta centralizzata e poco trasparente, sia delle risorse che delle candidature.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Una incapacità, quella dei partiti a dare risposte convincenti a una pubblica opinione sempre più insofferente nei confronti della politica, che deriva, in primo luogo, dalla crisi delle forze politiche, dalla perdita di peso  e di ruolo democratico delle strutture di base, esautorate nella selezione della classe dirigente, che viene decisa e controllata al vertice con criteri più attenti alla fedeltà che al merito, sia per la designazione delle candidature che gli incarichi di potere. Una prassi che si è acuita, anni fa, con la “discesa in campo” di Berlusconi la quale, però, è stata &#8211; non va mai dimenticato &#8211; confortata dal consenso ampio degli elettori. Alla testa di una forza politica “personale”, costruita attraverso l’uso delle televisioni e che per assumere le decisioni non ha bisogno delle tradizionali e faticose procedure democratiche, visto che vi è già un capo, un leader riconosciuto, insomma, un padrone che decide per tutti. Non a caso non servono gli iscritti e non si tengono i congressi. Un partito personale di una delle persone più ricche del Paese che però non ha disdegnato riscuotere i soldi del finanziamento pubblico.</p>
<p>Un indirizzo, quello della forte personalizzazione nella politica, della ricerca del leader carismatico, con la spinta verso modelli di tipo “presidenziale” che, nella politica italiana ha, addirittura, preceduto lo stesso “cavaliere”. E implica, come conseguenza, partiti più “leggeri”, meno strutturati, più verticistici, nei quali la democrazia alla base viene, nella sostanza, svuotata di contenuti e di significato. L’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di province e regioni, adottata per garantire una più certa governabilità degli Enti locali ha, nel contempo, di molto ridotto il ruolo dei Consigli e le stesse possibilità di controllo delle opposizioni. Se poi al posto di persone competenti e oneste vengono elette figure poco commendevoli, o solamente incapaci, ma con un forte potere di decisione, la necessità di introdurre nuovi contrappesi democratici diviene un’urgenza. Per non ripetere, ad esempio, l’esperienza, sotto diversi aspetti, fallimentare che sta caratterizzando il Comune di Alessandria.</p>
<p>E’ del tutto evidente, poi, che questa situazione di forte sfiducia nei confronti dei partiti e di crescente disaffezione verso la politica viene vissuta e preoccupa maggiormente l’elettorato di tradizione e cultura progressista. Mentre, infatti, esponenti del centro e della destra politica italiana sostengono di continuo non abbia più senso parlare di destra e di sinistra, molti, e tra questi anch’io, continuano a ritenere valido l’insegnamento di chi affida alla sinistra il compito di ridurre le diseguaglianze economiche e sociali. Un compito quanto mai attuale visto che la crisi di questi anni sta dilatando le differenze tra chi ha troppo e chi troppo poco in termini di reddito, di prospettive di lavoro, di formazione e di qualità della vita.</p>
<p>L’eccezionalità poi della fase politica italiana che, per fronteggiare la crisi economica del Paese, vede in parlamento un governo “tecnico” sostenuto insieme dalle tre principali forze politiche che hanno caratterizzato, nel recente passato, sia la maggioranza che l’opposizione al governo Berlusconi, rende più agevole il compito di chi fa leva sulla demagogia e l’antipolitica. Anche se i veleni del populismo, il rappresentare agli italiani una situazione artefatta, nascondendo la verità, inventando i nemici nello straniero e nel diverso per alimentare paure, egoismi e chiusure, non sono una novità degli ultimi mesi, ma da anni rappresentano l’essenza del <em>berlusconismo</em> e del <em>leghismo</em>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Tocca però alle forze del centro sinistra e della sinistra, se vogliono salvarsi e dare senso alle parole di Napolitano, operare un profondo rinnovamento politico ed etico riducendo nettamente i costi della politica, adottando comportamenti e stili di vita in consonanza con le difficoltà, l’incertezza sul futuro che oggi vive una larga parte dei cittadini, cui viene chiesto di sopportare pesanti sacrifici. Certificare il bilancio dei partiti e sottoporre la gestione del finanziamento pubblico a rigorosi controlli va bene, ma non basta. La politica deve avere il coraggio di applicare riduzioni significative alle spese dei partiti, oggi generalmente ritenute non più accettabili. E che rappresentano il primo impedimento per i giovani nel tornare ad appassionarsi alla politica.</p>
<p>Il tema della questione morale si impone così con forza. Una questione più volte sollevata in questi anni, dentro e fuori dai partiti, ma che ha visto l’allontanamento e l’emarginazione di coloro che tale necessità hanno invano sostenuto e reclamato. E, visto che ad Alessandria &#8211; come in molte altre realtà &#8211; viviamo le settimane che precedono il voto per il rinnovo del Consiglio comunale, la necessità, ad esempio, di porre un tetto alle spese delle campagne elettorali si manifesta in tutta la sua evidenza. Che poi l’antipolitica &#8211; come ha di recente affermato la segretaria della Cgil &#8211; la critica distruttiva, e indistinta che trova oggi nel fenomeno del <em>grillismo</em> l’espressione più aggiornata, rappresenti il viatico per soluzioni restauratrici e di destra è sin troppo noto. E gli esempi sia sul piano internazionale che locale si sprecano. Ma per combattere efficacemente le posizioni demagogiche che non sono in grado di risolvere nel concreto la durezza e complessità dei problemi di oggi, servono, sia livello di amministrazioni locali che di governo nazionale, competenze, sobrietà, rigore e trasparenza nella gestione della cosa pubblica.</p>
<p>Rimango convinto che si può governare e amministrare in modo serio e onesto, restituendo ai cittadini la fiducia e alla politica il suo vero significato, ma i partiti devono dimostrare di aver compreso la gravità di ciò che sta accadendo e adottare contromisure serie e convincenti.</p>
<p>Indirizzata in questo senso la critica ai partiti, affinché cambino profondamente, rappresenta un’azione utile per chi non pretende meno, ma più politica.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><em>Alessandria, 19 aprile 2012 </em></p>
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		<title>Lega Nord: il torbido e il baratro</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 09:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
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<p>di Gianni Gigliotti</p>
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<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/04/GIGLIOTTI-PQS12009-Lega-il-torbido-ed-il-baratro.pdf">GIGLIOTTI &#8211; PQS12009 &#8211; Lega: il torbido ed il baratro</a></p>
<p>C&#8217;E&#8217; DEL TORBIDO NELLA LEGA  *  Ambiguo quel bacio conclamato e surrealista del &#8216;nuovo apostolo ducetto&#8217; al vecchio patriarca di Gemonio avviato al Calvario.  E&#8217; chiaro a tutti, anche ai più assonnati, che si è trattato di un colpo di mano, tanto spregiudicato quanto grossolano, posto in atto da un &#8216;pugno di barbari sognanti&#8217; per scardinare le mura della fortezza della &#8216;Family&#8217; ed eliminare i pretoriani del &#8216;cerchio magico&#8217;.  Scope e ramazze come simbologia pacchiana, a illudersi di sbattere fuori dalla porta &#8216;l&#8217;immondizia&#8217; ogni giorno più abbondante: &#8216;immondizia&#8217; pronta a rientrare dalla finestra per continuare a partecipare al vorace business del finanziamento pubblico dei partiti.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>IL BARATRO  *  Difficile se non impossibile comprendere in quale Paese, noi italiani, viviamo: un Paese dove ogni giorno diventa  problematico potersi esprimere in libertà di pensiero, interferire con le Istituzioni palesando critiche serenamente costruttive.  Si rischia di essere fraintesi, ignorati, dileggiati, ostacolati: noi semplici cittadini, senza armi e Santi protettori, ben sappiamo delle profonde ferite continuamente subite senza alcuna possibilità di difesa. E&#8217; disgustoso oltre che immorale di come <em>le sacrestie</em> del potere politico tengono lontano coloro, particolarmente i giovani, che palesano la voglia e la capacità di sana e onesta partecipazione alla cosa pubblica: mentre sono considerati funzionali all&#8217;andazzo opportunistico del potere fine a se stesso, coloro che ostentano furbizia e abilità mariuola.  Le notizie che ogni giorno aprono il Calvario del malaffare italiano, senza speranza di remissione dei peccati, sono segni manifesti della strada intrapresa e del baratro che ci attende.</p>
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		<title>Le inchieste colpiscono il cuore del carroccio</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 09:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Domenico Ferraro
 Le inchieste della magistratura sugli affari della Lega, sia che rappresentino o meno una pietra tombale per il partito di Umberto Bossi, sono comunque un importante colpo...
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Domenico Ferraro</p>
<p>per scaricare in formato .pdf clicca sotto</p>
<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/04/FERRARO-PQS12008-Le-inchieste-e-la-Lega.pdf">FERRARO &#8211; PQS12008 &#8211; Le inchieste e la Lega</a></p>
<p>Le inchieste della magistratura sugli affari della Lega, sia che rappresentino o meno una pietra tombale per il partito di Umberto Bossi, sono comunque un importante colpo che determinerà un  significativo ridimensionamento elettorale. Le inchieste poco influiranno sul futuro: ciò  che potevano determinare sul piano politico, si è già sviluppato. Le conseguenze saranno rilevanti. Le perquisizioni e la spettacolarizzazione delle indagini, hanno esperito effetti devastanti sulla base leghista; effetti tanto rilevanti quanto poco incisive sono state le inchieste precedenti che hanno coinvolto i suoi singoli esponenti. Orbene, che ciò porti all’estinzione della Lega o meno, poco importa, poichè la funzione di questo partito non sarà più quella del passato. La Lega di oggi, infatti, è decisamente diversa da quella che esisteva prima dell’avventura berlusconiana. Il suo elettorato ha le stesse peculiarità dell’elettorato degli altri partiti, financo del Popolo delle Libertà: è ostile ai partiti e li avversa come casta. Ha potuto mantenere integro il potenziale elettorale grazie all’inadeguatezza degli alleati e a quella degli avversari. In entrambi i casi sia che scompaia, come successe ai partiti della prima repubblica e sia che Roberto Maroni riesca a mantenere in piedi l’ala dei “barbari sognanti”, tale partito non avrà più la stessa idoneità avuta fino a oggi. Per la sua caratteristica tribale e per la cultura di gran parte del suo elettorato, se non si dileguerà, comunque si ridurrà in modo ragguardevole. Dovrà ancor di più far affidamento al pragmatismo, legarsi per quanto le sarà possibile, alle aree di potere che avrà l’opportunità di occupare e dovrà appoggiarsi alla disponibilità della destra o della  sinistra, che dovranno credere al rinnovato verbo federalista. In ogni caso  non potrà più fare sponda al Popolo delle Libertà e intercettarne il malcontento che cresce giorno dopo giorno. Di fatto, si apre a destra, una grande riserva dai connotati oscuri che, in assenza di una seria politica sia conservatrice o sia progressista, sarà il crogiolo di qualcosa di decisamente diverso, rispetto alla scenografia vista sino ad oggi, i cui prodromi sono stati anticipati in alcuni Paesi dell’est europeo.    Questi stravolgimenti peggiorano il quadro complessivo democratico dell’Italia. La sinistra, per evitare il deteriorarsi delle condizioni sociali, può contribuire poco, perchè ha gli stessi problemi della destra: è impregnata di populismo e soggiogata al pensiero unico e non sa neppure interpretare la portata degli stravolgimenti.    Occorre pensare a un  soggetto politico valoriale nuovo, che non potrà nascere dai fantomatici crogioli  civici appiccicaticci e neppure da appelli o manifesti vari, seppure i proponenti siano lustri.  Il nuovo soggetto dovrà muoversi su uno spazio pubblico allargato, che si spinga oltre i confini segnanti le divisioni fra le sinistre e queste con la destra che, fino a oggi, hanno occupato gli spazi all’interno del vecchio palazzo. Spazio segnato dai valori della Costituzione italiana e  ben regolato dalle istituzioni, ma vivo, nel quale i singoli cittadini, i soggetti politici, i movimenti e le associazioni della società civile possano incontrarsi, confrontarsi e anche aiutarsi. Esistono già in campo, degli spunti, non ultimi, quelli che, partendo dal basso, scorgono nella partecipazione dei Cittadini alla volontà pubblica e ai beni comuni, la base su cui investire per ricostruire una comunità di intenti condivisi all’interno della società. Ciò potrà verificarsi soltanto se saranno superate le attuali storture lideristiche che si annidano anche a sinistra. In quest’ottica, hanno agito positivamente, coloro che in questi anni hanno ricostruito e celebrato l’affermazione dei diritti delle classi popolari. Arenarsi qui sarebbe riduttivo e sfocerebbe inevitabilmente nella mera nostalgia. Le sudette realtà dovranno contaminarsi e pervenire a una commistione, valorizzando  così i numerosi punti comuni, tralasciando i pochi che le dividono: dovranno uscire allo scoperto con iniziative qualificanti, anche se tali iniziative potranno apparire supportate da mero soggettivismo.         Tutto questo per acquisire capacità di manovra politica  che, in altro caso, a fronte del grave scollamento in cui versa il rapporto fra i singoli e la politica, difficilmente si riuscirebbe a recuperare. E’ necessario trovare il bandolo della matassa così come lo dipanò quella generazione politica che, dopo la repressione di Bava Beccaris di Milano, riuscì a impedire la deriva a destra e porre le basi per ottenere un maggior benessere sociale ed economico sia per i lavoratori e sia per i produttori. Aprile 2012  Le inchieste della magistratura sugli affari della Lega, sia che rappresentino o meno una pietra tombale per il partito di Umberto Bossi, sono comunque un importante colpo che determinerà un  significativo ridimensionamento elettorale. Le inchieste poco influiranno sul futuro: ciò  che potevano determinare sul piano politico, si è già sviluppato. Le conseguenze saranno rilevanti. Le perquisizioni e la spettacolarizzazione delle indagini, hanno esperito effetti devastanti sulla base leghista; effetti tanto rilevanti quanto poco incisive sono state le inchieste precedenti che hanno coinvolto i suoi singoli esponenti. Orbene, che ciò porti all’estinzione della Lega o meno, poco importa, poichè la funzione di questo partito non sarà più quella del passato. La Lega di oggi, infatti, è decisamente diversa da quella che esisteva prima dell’avventura berlusconiana. Il suo elettorato ha le stesse peculiarità dell’elettorato degli altri partiti, financo del Popolo delle Libertà: è ostile ai partiti e li avversa come casta. Ha potuto mantenere integro il potenziale elettorale grazie all’inadeguatezza degli alleati e a quella degli avversari. In entrambi i casi sia che scompaia, come successe ai partiti della prima repubblica e sia che Roberto Maroni riesca a mantenere in piedi l’ala dei “barbari sognanti”, tale partito non avrà più la stessa idoneità avuta fino a oggi. Per la sua caratteristica tribale e per la cultura di gran parte del suo elettorato, se non si dileguerà, comunque si ridurrà in modo ragguardevole. Dovrà ancor di più far affidamento al pragmatismo, legarsi per quanto le sarà possibile, alle aree di potere che avrà l’opportunità di occupare e dovrà appoggiarsi alla disponibilità della destra o della  sinistra, che dovranno credere al rinnovato verbo federalista. In ogni caso  non potrà più fare sponda al Popolo delle Libertà e intercettarne il malcontento che cresce giorno dopo giorno. Di fatto, si apre a destra, una grande riserva dai connotati oscuri che, in assenza di una seria politica sia conservatrice o sia progressista, sarà il crogiolo di qualcosa di decisamente diverso, rispetto alla scenografia vista sino ad oggi, i cui prodromi sono stati anticipati in alcuni Paesi dell’est europeo.    Questi stravolgimenti peggiorano il quadro complessivo democratico dell’Italia. La sinistra, per evitare il deteriorarsi delle condizioni sociali, può contribuire poco, perchè ha gli stessi problemi della destra: è impregnata di populismo e soggiogata al pensiero unico e non sa neppure interpretare la portata degli stravolgimenti.    Occorre pensare a un  soggetto politico valoriale nuovo, che non potrà nascere dai fantomatici crogioli  civici appiccicaticci e neppure da appelli o manifesti vari, seppure i proponenti siano lustri.  Il nuovo soggetto dovrà muoversi su uno spazio pubblico allargato, che si spinga oltre i confini segnanti le divisioni fra le sinistre e queste con la destra che, fino a oggi, hanno occupato gli spazi all’interno del vecchio palazzo. Spazio segnato dai valori della Costituzione italiana e  ben regolato dalle istituzioni, ma vivo, nel quale i singoli cittadini, i soggetti politici, i movimenti e le associazioni della società civile possano incontrarsi, confrontarsi e anche aiutarsi. Esistono già in campo, degli spunti, non ultimi, quelli che, partendo dal basso, scorgono nella partecipazione dei Cittadini alla volontà pubblica e ai beni comuni, la base su cui investire per ricostruire una comunità di intenti condivisi all’interno della società. Ciò potrà verificarsi soltanto se saranno superate le attuali storture lideristiche che si annidano anche a sinistra. In quest’ottica, hanno agito positivamente, coloro che in questi anni hanno ricostruito e celebrato l’affermazione dei diritti delle classi popolari. Arenarsi qui sarebbe riduttivo e sfocerebbe inevitabilmente nella mera nostalgia. Le sudette realtà dovranno contaminarsi e pervenire a una commistione, valorizzando  così i numerosi punti comuni, tralasciando i pochi che le dividono: dovranno uscire allo scoperto con iniziative qualificanti, anche se tali iniziative potranno apparire supportate da mero soggettivismo.         Tutto questo per acquisire capacità di manovra politica  che, in altro caso, a fronte del grave scollamento in cui versa il rapporto fra i singoli e la politica, difficilmente si riuscirebbe a recuperare. E’ necessario trovare il bandolo della matassa così come lo dipanò quella generazione politica che, dopo la repressione di Bava Beccaris di Milano, riuscì a impedire la deriva a destra e porre le basi per ottenere un maggior benessere sociale ed economico sia per i lavoratori e sia per i produttori. Aprile 2012</p>
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		<title>PER UN’ALTERNATIVA SOCIALISTA EUROPEA</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 14:48:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[I cittadini europei possono ora vedere da soli le conseguenze di una destra al potere in quasi tutti gli stati membri e, conseguentemente, capace di dettare legge a Bruxelles. La gestione della destra della gravissima crisi debitoria durante gli ultimi due anni....
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<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/04/MANIFESTO-PER-UNALTERNATIVA-SOCIALISTA-EUROPEA-1.pdf">MANIFESTO PER UN&#8217;ALTERNATIVA SOCIALISTA EUROPEA-1</a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">I cittadini europei possono ora vedere da soli le conseguenze di una destra al potere in quasi tutti gli stati membri e, conseguentemente, capace di dettare legge a Bruxelles. La gestione della destra della gravissima crisi debitoria durante gli ultimi due anni è stata una triste saga di cattiva amministrazione politica e di analfabetismo economico. I cittadini europei pagheranno ora con livelli di disoccupazione da anni ’30 il prezzo degli illusori rimedi economici stile anni ’20 che i conservatori hanno imposto.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Il modello che stanno presentando è per una Unione Europea di Austerità che abbasserà il tenore di vita di quasi tutti, acuirà le diseguaglianze, distruggerà le fondamenta dello stato sociale – che è il contributo specifico dell’Europa allo sviluppo dell’umanità – e lentamente cederà l’arbitrio politico ad autorità non elette, in un vano tentativo di tranquillizzare il mercato. Noi sottoscritti, da lungo tempo membri dei partiti socialisti, social democratici e laburisti, crediamo che i cittadini d’Europa meritino di più delle prospettive inquietanti promesse dai conservatori al potere e dei risultati catastrofici che hanno ottenuto. Ma il rinnovamento della sinistra democratica in Europa può essere ottenuto soltanto tramite un ampio e vigoroso dibattito che coinvolga non soltanto gli eletti dei nostri partiti ma tutti i nostri membri e un più vasto pubblico. A questo scopo proponiamo in questo documento alcune idee progressiste per una riforma socialista che potrebbe costituire la base per un nuovo appello ai cittadini europei. La storia ha accelerato negli ultimi anni. I socialisti europei sono rimasti indietro. Spesso incapaci di dare voce alla rabbia pubblica contro “l’alta” finanza, reticenti a cooperare con gli altri socialisti al potere in altri stati membri dell’EU, passivi nei forum internazionali sul commercio o sui cambiamenti climatici, i partiti socialdemocratico e laburista in molti paesi hanno visto la loro popolarità sprofondare ai minimi storici. A peggiorare ancora le cose, il malcontento generato dalle attuali politiche dell’UE e dei suoi governi è stato sfruttato politicamente, non dalle sinistre ma dai populisti xenofobi, dai nazionalisti e dall’estrema destra. Per un’Alternativa Socialista Europea Questa crisi dovrebbe riscattare la sinistra e punire energicamente il fallimento della destra di gestirla e di dare all’Europa una strada da seguire. Tutto ciò sarà credibile solamente se la sinistra sarà in grado di fornire una serie coerente di proposte alternative per rispondere alla crisi. Per essere credibile la sinistra ha bisogno di un’esposizione chiara della crisi attuale, di un insieme di principi condivisi per azione futura, e di un programma che vada al cuore della crisi. L’analisi è limpida. Le economie europee come tutte le altre sono state demolite dall’irresponsabilità quasi criminale del settore finanziario globale.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Ma l’Europa si confrontava già con un declino a lungo termine. Ciò in parte è dovuto a un riequilibrio già da tempo dovuto delle quote di ricchezza globale fra l’Occidente e le economie emergenti dell’Oriente e del Sud. Ma, nel corso di questo processo, abbiamo permesso alla globalizzazione di aumentare gli squilibri nelle quote di ricchezza all’interno di tutti i paesi. Senza mai mettere in questione le regole del gioco, abbiamo permesso che penalizzasse tutti i paesi con sistemi di welfare avanzati, abbassando il tenore di vita, aumentando le diseguaglianze, incrementando la parte di reddito nazionale destinata ai profitti delle imprese a spese dei salari in economie di mercato socialmente avanzate. La povertà sta di nuovo aumentando. Questo fenomeno che già era in corso in Europa sta ora accelerando. La voce dell’Europa nei forum internazionali come il G20, le conferenze sul commercio e sui cambiamenti climatici è spesso troppo debole al punto di essere inaudibile a causa di divisioni interne ed alla mancanza di una strategia alternativa  ­</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">chiara. I principi dell’azione socialista in Europa dovrebbero ugualmente essere chiari. Un’azione collettiva in Europa è semplicemente indispensabile. Chiunque creda che possiamo proteggere il tenore di vita e mantenere servizi di welfare tornando indietro al modello degli stati nazione del diciottesimo secolo, rimpatriando le competenze da Bruxelles alle capitali nazionali, minando le istituzioni comunitarie sta, volente o nolente, promuovendo la sottomissione delle nostre nazioni alle superpotenze, passate e future, ed alla dittatura del mercato. La risposta europea alla crisi è stata vacillante ed insufficiente, ma le soluzioni nazionali, anche se vigorosamente perseguite, sarebbero irrilevanti nel mondo globalizzato in cui ora viviamo. Una risposta socialista alla crisi deve pertanto essere europea. Non si tratta semplicemente di un mantra “più Europa” ma precisamente di dare all’Europa i mezzi per proteggere gli interessi ed il benessere dei cittadini europei. Deve essere ferma 3 Per un’Alternativa Socialista Europea per assicurare che la voce indipendente dell’Europa sia unita, forte e chiara nei G20, nel ciclo di Doha, nelle negoziazioni sui cambiamenti climatici ed alle Nazioni Unite. L’Unione Europea ha ora la sua propria voce nel sistema delle Nazioni Unite: essa deve mostrare il coraggio e la volontà di utilizzarla per perseguire i nostri interessi obiettivi ed i nostri valori, facendo causa comune con tutti i governi e le organizzazioni regionali di tutto il mondo che li condividono. Il suo approccio economico dovrebbe essere coerente e basato su tre elementi; responsabilità condivisa, crescita ed eguaglianza. Non c’è niente di socialista nello spreco della spesa pubblica e nell’accumulo del debito. Poiché noi crediamo nella spesa pubblica, abbiamo il dovere di assicurarci che il suo utilizzo sia efficace. Progetti stravaganti, lo stile di vita eccessivo di certe istituzioni pubbliche, la ridondanza riguardante la molteplicità dei programmi nazionali ed europei che hanno vita propria senza alcun controllo sull’efficacia, dovrebbero essere ridotti o eliminati. Ma una gestione rigorosa del budget si può ottenere equilibrando la spesa pubblica con un sistema fiscale equo, basato sul principio della “capacità contributiva”, con il settore privato che paga la sua parte dell’onere ed una lotta totale all’evasione fiscale così diffusa in tutta l’Unione; abbandonando le riduzioni d’imposta per i più ricchi, eliminando la manna dei bonus nel settore finanziario mediante specifiche tasse punitive ed attaccando vigorosamente i paradisi fiscali.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Il rigore senza la crescita condannerà gli Europei a un decennio perduto di declino e recessione. La crescita implica un’azione nazionale ed Europea avente come motore il budget dell’EU ed i suoi strumenti finanziari. La Sinistra al potere a livello europeo ha fatto progressi nell’affrontare discriminazioni di ogni tipo. La difesa e l’estensione delle eguaglianze – e l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in ogni parte dell’unione – deve essere nel cuore di un programma socialista europeo. Ma l’eguaglianza economica è un concetto quasi scomparso dal lessico socialista nelle ultime decadi pur essendo il fulcro di qualunque nozione di giustizia sociale. Adesso è indispensabile per la ripresa dell’Europa. Se i cittadini credono che il peso della crisi cada ingiustamente su di loro, se sono obbligati a fare i conti con tagli reali nelle buste paghe ed assistere ad un ritorno ai livelli di povertà degli anni ’80, mentre la protezione sociale ed i finanziamenti delle politiche pubbliche vengono tagliati, mentre gli scandali della cultura dei bonus, la crescita smisurata dei salari più alti e le volgari esibizioni di spese stravaganti da parte dei 4 Per un’Alternativa Socialista Europea super-ricchi continuano inesorabilmente, qualunque sforzo collettivo per raddrizzare il nostro declino economico sarà minato, l’efficienza economica sarà messa in discussione e la fede nella democrazia sarà indebolita. Sulla base di questo approccio comune, e della riasserzione delle nostre tradizionali convinzioni socialiste, la Sinistra deve adesso sviluppare una piattaforma comune per il futuro.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Questa dovrà avere i seguenti dieci elementi:</span></p>
<ol>
<li>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Una politica 	economica per l’Unione che collochi gli obiettivi economici e 	sociali stabiliti nel trattato (crescita, pieno impiego, inclusione 	sociale) al cuore del processo di decisione politica con altrettanto 	vigore e forza organizzativa di quella accordata all’obiettivo 	della disciplina di bilancio; inoltre un’attualizzazione degli 	obiettivi sociali dell’Unione, improrogabile per arrivare a 	sradicare la povertà e a rafforzare il dialogo sociale; a questo 	scopo, un insieme di diritti e di obiettivi sociali fondamentali 	deve essere fermamente incluso nel Trattato, con gli stessi 	strumenti di sorveglianza e di messa in opera che esistono per 	garantire le libertà economiche;</span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Sostenibilità per 	la moneta unica; il mandato della BCE deve evolversi nel riconoscere 	il suo diritto di comprare bonds governativi quando la valuta è 	sotto attacco, con una responsabilità realmente condivisa per la 	governance economica; se la Banca Centrale Europea non è 	autorizzata ad agire per salvare la valuta che si suppone debba 	gestire, a che cosa serve?</span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Riforma del 	bilancio; gli aumenti del budget europeo devono servire 	principalmente per promuovere le tecnologie innovative, per 	finanziare investimenti sociali, di infrastrutture e di sviluppo 	sostenibile; il Budget deve essere gestito in stretta collaborazione 	con la Banca Europea d’Investimento;</span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Riforma dei redditi; 	le risorse proprie dell’UE possono essere incrementate da tasse 	sull’energia; gli Stati Membri dovranno vedersi accordare più 	margine di manovra per ridurre l’IVA, per stimolare i consumi 	interni e per sopprimere le fiscalità regressive;</span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Una tassa sulle 	transazioni finanziarie per stimolare incentivi sull’impiego 	nell’industria e nei servizi per le PMI, per incoraggiare la 	ricerca e lo sviluppo, e per finanziare obiettivi pubblici globali 	come la lotta contro il cambiamento climatico e a sostegno dello 	sviluppo;</span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Investimenti Europei 	tramite Project Bonds, emessi dall’Unione e garantiti dalla BCE, 	allo scopo di realizzare l’enorme potenziale della nuova economia 	verde; Per un’Alternativa Socialista Europea l’accelerazione dei 	nuovi progetti d’infrastrutture tramite regole più flessibili per 	creare impieghi più rapidamente e ridurre la dipendenza eccessiva 	dai combustibili fossili e dal nucleare, insieme ad una Comunità 	per l’Energia con reciproco sostegno garantito in caso di minacce 	alle scorte di energia da parte di paesi terzi;</span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Una base più giusta 	per il commercio internazionale; i negoziatori dell’UE dovranno 	ottenere un nuovo mandato per combattere il dumping sociale ed 	ambientale; si dovranno prelevare tasse sulle importazioni da paesi 	terzi che non rispettano le norme ambientali europee; ­</span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Un supporto più 	forte ai nostri vicini, per affrontare l’inaccettabile e 	insostenibile ineguaglianza fra l’UE ed i suoi vicini del Sud e 	dell’Est, tramite reali concessioni nel commercio e nella 	mobilità, e ricompensando quelli che hanno combattuto così 	coraggiosamente per la loro libertà democratica nel Mondo Arabo. 	L’Europa non deve mai più chiudere gli occhi davanti a dittature 	autoritarie, nepotistiche, a vita, nel nome di qualche fuorviata 	realpolitik;</span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Una più robusta ed 	unita presenza sulla scena internazionale, utilizzando il nostro 	potere politico ed economico collettivo per promuovere i nostri 	valori ed interessi oltre i nostri confini, e facendo la nostra 	parte nel portare a termine il conflitto nel Medio Oriente;</span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Un rafforzamento 	della democrazia europea, quali che siano le nuove regole di 	governance economica, la responsabilità parlamentare deve essere in 	primo piano; gli stati membri devono rispettare pienamente il 	Trattato nominando il presidente della Commissione in accordo con il 	risultato delle elezioni europee; i voti parlamentari sui singoli 	Commissari e su una loro eventuale revoca dovranno essere 	vincolanti; i partiti socialisti dovranno coinvolgere membri e 	supporters in tutti gli aspetti delle decisioni politiche europee, 	nel programma, e nella nomina dei candidati per i vertici dell’UE; 	un’azione europea per rafforzare la libertà di stampa smontando i 	monopoli mediatici e limitando la proprietà dei media da parte di 	stati non europei.</span></p>
</li>
</ol>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">È in gioco la sopravvivenza a lungo termine dell’integrazione europea. Questo è molto di più che un sostegno alla moneta unica. Solamente un nuovo approccio da parte dei socialisti democratici che riaffermi con forza i nostri valori e che abbia il coraggio di proporre soluzioni europee può infondere nel progetto europeo l’energia per sostenere quelli che dovrebbero essere i punti fermi – la solidarietà, l’efficienza economica e la vitalità democratica.</span></p>
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		<title>Verso il PSE transnazionale</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 09:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[Per essere all’altezza di questo compito anche il Partito Socialista Europeo deve fare un salto di qualità, assumendo in breve tempo il carattere di vero Partito transnazionale di dimensione europea, superando l’attuale modello di confederazione dei vari partiti nazionali ...
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			<content:encoded><![CDATA[<p>per scaricare in formato .pdf clicca sotto</p>
<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/04/120326-GdV-SIxPSE-Ordine-del-Giorno-.pdf">120326 &#8211; GdV &#8211; SIxPSE Ordine del Giorno</a></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: medium;"><strong>L’assemblea del GRUPPO DI VOLPEDO</strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">ha preso in esame la situazione politica nazionale ed internazionale così come si manifesta nei primi mesi del 2012,  a seguito della tempesta finanziaria e monetaria iniziata nella seconda parte del 2007 e che si è ulteriormente aggravata nella seconda parte del 2011 che ha scosso le economie del vecchio continente e messo in serio dubbio la sopravvivenza dell’Euro e della stessa Comunità Europea.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Questa crisi ha travolto prima il governo socialista democratico portoghese e poi le istituzioni spagnole costringendo entrambi i casi a elezioni anticipate che hanno portato la destra al potere, una destra totalmente appiattita sulle ricette liberiste. Portogallo e Spagna stanno sperimentando che le ricette di politica economica europea non funzionano: in Portogallo il rapporto deficit/PIL è peggiorato e il il popolare Mariano Rajoy per non fare la stessa fine si sta ribellando ai parametri imposti dalla BCE. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">In Grecia le  dimissioni del socialista Papandreu hanno portato alla formazione di un governo di unità nazionale guidato dal “tecnico” (ex Vice Presidente della BCE) Papademos, in Italia con il ritiro di Berlusconi è subentrato il governo “tecnico” guidato da Mario Monti. Si può solo sperare che l&#8217;Italia non segua il tragico destino della Grecia.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Una crisi che non è finita, che allunga i suoi tentacoli ad altri Paesi, oltre i PIGS, come l&#8217;Olanda e i  Paesi dell’est Europeo e sulla stessa Francia; questa è una crisi che</span></span></p>
<ul>
<li>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">ha 	falcidiato i redditi di lavoro e da pensione delle classi popolari e 	medie di questi paesi, che ha ridimensionato pesantemente i loro 	livelli di welfare, che ha messo in discussione o cancellato diritti 	consolidati, che estende la propria ombra sul futuro di intere 	generazioni di giovani italiani ed europei;</span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">ha 	messo in evidenza la debolezza delle istituzioni europee, la 	contraddittorietà delle istituzioni monetarie (una moneta senza 	stato in stati senza moneta) e della quale hanno approfittato i 	Governi di destra di Germania e Francia per “governarla” in 	ragione dei propri interessi nazionalistici, spesso del tutto 	inconfessabili (come nel caso del condizionamento degli aiuti alla 	Grecia alla conferma delle commesse militari cancellate da 	Papandreu);</span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">in 	Italia ha posto fine al governo Berlusconi ed al discredito 	internazionale che ha caratterizzato l’ultimo suo mandato, con 	costi altissimi a carico della collettività, avviando l’attuale 	fase di governo “tecnico” del senatore a vita Prof. Mario Monti, 	che già dai primi 100 giorni si manifesta tra i meno “tecnici” 	di tutti i governi del dopoguerra. </span></span></p>
</li>
</ul>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Non ci possiamo nascondere che questo Governo nasce da una “sospensione temporanea della democrazia elettorale” e che qualsiasi formazione di sinistra dovrebbe augurarsi abbia una durata che si riduca al minimo indispensabile. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Non sfugge l’evidenza del fatto che, con un elettorato cui non sono state offerte alternative realistiche e credibili dal centrosinistra e dalla sinistra, se si presentasse  oggi alle elezioni una formazione politica di “professori” guidata da Monti, alleata con il centro e con i moderati della destra questa probabilmente vincerebbe le elezioni e aprirebbe una nuova fase di incerta definizione, di presumibile orientamento  liberal-democratico, di tipo moderato e neo conservatore, in continuità con le politiche liberiste. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Un simile evento potrebbe aprire una fase di probabile disgregazione nelle due maggiori forze politiche nazionali, cui seguirebbe con tutta probabilità un nuovo processo di aggregazione politica con polarizzazioni dipendenti da probabili nuove regole elettorali; </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;"><strong>non sarebbe da escludere in tale contesto anche una rivalutazione da parte dell’elettorato di quelle esperienze e culture politiche storicamente consolidate e saldamente legate alla dimensione europea e allo specifico del Welfare che la caratterizza, frettolosamente cancellate dal tramonto della cosiddetta “prima repubblica”, prima fra tutte quella socialista.</strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Questo quadro di crisi sistemica internazionale, così come prima sommariamente esposto, mette in evidenza quanto il Gruppo di Volpedo, ma anche i più autorevoli intellettuali e politologi italiani ed esteri, sostengono ormai da tempo:</span></span></p>
<ul>
<li>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Le 	attuali istituzioni europee sono inadeguate ai tempi ed alle sfide 	che pone la modernità;</span></span></p>
</li>
</ul>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">il quadro mondiale si evolve con fortissima velocità proponendo sullo scacchiere protagonisti fino a pochi anni fa marginali  (oltre alla Cina, India e Sud est Asiatico, Brasile e Sud Africa) e riproponendo ruoli neo imperialisti (anche se diversamente connotati rispetto al passato) in capo a Stati Uniti e Russia;</span></span></p>
<ul>
<li>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">nello 	stesso tempo emergono quadri di instabilità pericolosissimi nel 	mediterraneo del sud, nei paesi arabi e del medio oriente, fino al 	Pakistan, nei paesi dell’ Africa sub sahariana ed equatoriale.</span></span></p>
</li>
</ul>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Tutto questo richiede un salto di qualità politico che porti a connotare l’</span></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Europa come Nuova Patria di tutti i cittadini degli Stati che la compongono</strong></span></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">, con una costituzione che valga per tutti, con leggi omogenee, con livelli di welfare confrontabili, con un vero Parlamento e un solo Governo, un solo esercito, una sola politica estera, una sola moneta (anche riguardo alla sterlina), una vera corte di giustizia federale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">La realizzazione di questo prioritario obiettivo è affidato prima di tutto alle grandi forze politiche che hanno fatto l’Europa: </span></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>le forze di ispirazione Laica, Liberaldemocratica, Socialista, Ambientalista e Cristiano–Sociale.</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Se esse sapranno essere all’altezza di questo compito non saranno travolte dagli eventi e dall’iniziativa popolare, che, come sempre accade, si sostituisce al ruolo delle forze politiche se queste non svolgono appieno il proprio ruolo.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Per essere all’altezza di questo compito anche il Partito Socialista Europeo deve fare un salto di qualità, assumendo in breve tempo il carattere di vero </span></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Partito transnazionale di dimensione europea</strong></span></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">, superando l’attuale modello di confederazione dei vari partiti nazionali (Socialisti, Socialdemocratici e Laburisti), che in questa prospettiva vedrebbero superato il loro ruolo, trasformandone la struttura in “delegazione nazionale del PSE”. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">In questa prospettiva anche la questione della diaspora socialista Italiana (e la debolezza strutturale del principale Partito che la compone), possono essere superate in vista di un approdo comune di tutta la sinistra democratica riformatrice italiana in un soggetto politico comune a tutti i socialisti , riformisti e progressisti d’Europa: </span></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;"><strong>il Partito Socialista Europeo.</strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Nel frattempo il Gruppo di Volpedo si è fatto promotore di un&#8217;iniziativa, condivisa dalle altre associazioni che hanno risposto positivamente all’Appello di Volpedo IV (Network per il Socialismo Europeo, Lega dei Socialisti e Movimento di Azione Laburista), volta al rafforzamento dei PES activists italiani al fine di poter sottoporre, in unione con PES Activists di altri Paesi UE, alla Presidenza PSE una proposta di riconoscimento di entità affiliate al PSE diverse dai partiti tradizionali.</span></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-size: medium;">Con queste premesse l’assemblea del Gruppo di Volpedo istituisce e nomina un</span><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-size: medium;">Comitato Promotore di una Prima <strong>SEZIONE ITALIANA DEL PSE</strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Il comitato è formato da cinque compagni/e nominati dall’assemblea del GdV che eleggeranno un loro Portavoce, ed avrà i seguenti obiettivi:</span></span></p>
<ul>
<li>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Giungere 	al più presto alla costituzione di almeno una sezione del PSE  per 	regione (o per aggregati di regione).</span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Raccogliere 	l’adesione e l’iscrizione di quanti più cittadini, con il solo 	vincolo che si riconoscano individualmente negli obiettivi e nei 	principi del socialismo europeo, rappresentati dal PSE e dal suo 	statuto, i quali nella fase transitoria e nell&#8217;attesa di un formale 	riconoscimento della Sezione Italiana del PSE transnazionale, si 	costituiranno in coordinamento volontario di PES activists italiani.</span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Promuovere 	l’istituzione di identici comitati ad opera delle realtà 	associative di ispirazione socialista degli altri Paese Europei, con 	le stesse finalità. </span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Offrire 	questo strumento e iniziativa  a tutti i socialisti italiani, al Psi 	ed a quanti, militanti in partiti diversi oppure disimpegnati ed 	allontanati dalla partecipazione politica, a causa della specifica 	realtà italiana che – unica in Europa – non vede i socialisti, 	rappresentati in solo partito, protagonisti nella scena politica 	nazionale.</span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">Offrire 	questo spunto al PSE, assumendo le opportune iniziative di 	sensibilizzazione, affinché lo accolga come stimolo 	all’accelerazione del proprio processo di trasformazione verso la 	formazione di una sola forza socialista Europea, ponendosi intanto i 	seguenti primi traguardi di minima:</span></span></p>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">La 	presentazione di un solo simbolo PSE in tutta Europa alle prossime 	elezioni del Parlamento Europeo, senza presentazione dei singoli 	simboli nazionali e con la realizzazione di una semplice e 	trasparente verità: la Sinistra Parlamentare Europea è costituita 	dai deputati europei eletti nelle liste del PSE;</span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: x-small;">L’individuazione 	– prima delle elezioni – di un candidato unico Socialista per la 	guida della Commissione Europea, cui affidare anche il compito – 	unitamente al Parlamento &#8211; di avviare una nuova fase costituente per 	riformare le istituzioni e realizzare l’Unità politica Europea.</span></span></p>
</li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong><br />
</strong></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>No ai partiti-cartello</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 17:40:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabio Vander
Uno dei maggiori politologi contemporanei, Bernard Crick scrisse sull’Enciclopedia del Novecento della Treccani che in campo politico il XX secolo era stato tutto sommato un secolo avaro di novità....
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Fabio Vander</p>
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<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/02/VANDER-PQS12005-no-ai-partiti-cartello.pdf">VANDER &#8211; PQS12005 &#8211; no ai partiti cartello</a></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Uno dei maggiori politologi contemporanei, Bernard Crick scrisse sull’Enciclopedia del Novecento della Treccani che in campo politico il XX secolo era stato tutto sommato un secolo avaro di novità. Alla fine solo due: il totalitarismo, ovvero il «controllo totale della società» (con il corredo di orrori ben noti) e il partito politico «come strumento di governo», cioè non solo come organizzazione di interessi, che in questa veste esisteva già a fine dell’Ottocento.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Trent’anni sono passati da questo scritto di Crick. Oggi abbiamo ormai superato il primo decennio del nuovo secolo. Il totalitarismo è definitivamente (si spera) alle nostre spalle; ma che ne è del partito? Crick già nel 1980 era convinto che esso restasse un «elemento chiave nel feedback non soltanto fra governati e governo, ma anche tra governo e gruppi d’interesse di ogni sorta e fra i gruppi stessi»; segnatamente i partiti dovevano ancora cercare «di assicurare una qualche linea politica coerente in una situazione di sempre crescente diversità di interessi». E trent’anni dopo la “diversità di interessi”, o per meglio dire fra le classi, fra ricchi e poveri, fra garantiti e non, non solo è cresciuta a dismisura, ma è arrivata a integrare gli estremi della crisi di sistema.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">In un recente articolo su una importante rivista inglese tematicamente riservata ai partiti («Party Politics», 1-2011), Paul Whiteley ha a sua volta ricordato che i partiti «continuano a giocare un ruolo centrale nel governo delle moderne democrazie». Una democrazia senza partiti è una democrazia più debole, con meno possibilità di intervento attivo e soprattutto di autentica decisione da parte degli iscritti e dei cittadini; né vale la storia che oggi sarebbe piú forte la “società civile”; al contrario l’indebolirsi dei partiti significa inevitabilmente «to weaken civil society», indebolire la società nei confronti dello Stato e della politica. Anzi semmai è in via di consolidamento la tendenza opposta: partiti con meno partecipazione e meno militanti attivi, saranno essi spinti ad appiattirsi sullo Stato. Si pensi al finanziamento pubblico sempre crescente, alla dipendenza sem-</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">pre piú stretta dei dirigenti dagli eletti, alla pratica coincidenza dei partiti con i gruppi parlamentari (per cui usciti dal parlamento si è morti politicamente, come ben sa la sinistra italiana).</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Del resto Whiteley mette anche in dubbio che le «new forms of political partecipation» come gruppi di pressione su singoli issues, internet, facebook, ecc. possano davvero surrogare la vecchia militanza; anzi semmai accreditano il modello della «partecipazione del consumatore», che magari arriva a sottoscrivere una somma per il suo partito “preferito” (quasi che si trattasse di aiutare i terremotati) ma poi non si impegna, non apporta idee e bisogni, soprattutto non decide. Certi strumenti possono ovviamente corroborare le forme di partecipazione popolare, ma sostituirle è operazione a perdere per i cittadini. Come ha scritto Robin Wilson, socialista irlandese, sul «Social Europe Journal» (sito del Partito del socialismo europeo), «occorre costruire l’intelligenza collettiva del partito con un processo giorno per giorno fatto di ricerca, discussione, pratica e valutazione, coinvolgendo gruppi di iscritti ai vari livelli e usando il sito web del partito per implementare la discussione e la ricerca. A loro volta gli iscritti è importante siano connessi e radicati nella società civile».</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Con questo respiro ed entro queste coordinate bisognerà usare al meglio le nuove tecnologie della comunicazione.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Per l’insieme di queste ragioni, concludeva poi Whiteley, occorrono partiti nuovi, che non siano ridotti a «public utilities», a strumenti dello Stato, quasi apparati dello stesso. Partiti autonomi ri-</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">spetto all’organizzazione, alla cultura, alla politica, con forme nuove di rapporto e controllo fra base e vertice.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Viene da sé che non potrà piú trattarsi del vecchio «catch-all party», dalla struttura pesante, ideologicamente attrezzato per reggere i rigori della guerra fredda; ma non è neanche piú possibile accettare il «cartel party», quello che, particolarmente dai primi anni novanta, ha imposto la sua ideologia opportunist e pseudo-tecnocratica della convergenza al centro di soggettività prima alternative (si pensi agli ex comunisti ed ex democristiani nel Pd o agli ex socialisti, con ex democristiani ed ex fascisti nel partito di Berlusconi; ma anche in Germania la mitica Spd si ritrovò a un certo punto «Nuovo centro»). Partiti “liquidi” o “di plastica”, ma anche «Fabbriche di Nichi» e «Leopolde» non possono essere una alternativa democratica alla crisi, sono semmai il sintomo più grave della sua gravità.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Che fare? Come ha scritto l’intellettuale e socialista olandese Renée Cuperus, sempre sul «Social Europe Journal», «il progresso verso forme più dirette di democrazia è inevitabile, a fronte di “filtri rappresentativi” costituiti dai partiti politici e dai parlamenti, che stanno rapidamente perdendo consistenza e funzione entro l’articolazione del sistema democratico. I partiti dovranno migliorare la loro capacità di risposta alle circostanze mutate e offrire un piú alto livello qualitativo di programmi e classe dirigente».</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Particolarmente in periodi di crisi, avere dei punti saldi cui potersi ancora aggrappare è prezioso. Uno di questi è la nostra Costituzione che all’articolo 49 scrive che i cittadini possono organizzarsi per «concorrere a determinare con metodo democratico la politica nazionale».</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Le parole sono importanti e i costituenti non a caso usarono termini come «determinare» e «nazionale» (oltre ovviamente a «metodo democratico»). È il popolo organizzato che determina la politica del paese; non il parlamento, non il governo: queste sono istituzioni strumentali della sovranità popolare. È il potere costituito al servizio dei cittadini, non il contrario. Oggi che invece la regola è proprio il contrario, che i cittadini solo un volta ogni tanto intervengono con le elezioni, ma poi la politica è riserva di singoli o èlites (con il loro nome sulla scheda, con i loro partiti, con le loro correnti e i loro finanziamenti e Fondazioni e giornali, ecc.), bisogna ritornare alla Costituzione e al suo spirito autenticamente democratico: prima i cittadini, poi i loro partiti, infine le istituzioni rappresentative e di governo.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Ripensare il ruolo del partito in questo contesto e con questa latitudine, di elemento indispensabile del sistema-democrazia, questa mi pare la sfida. Come ha scritto Massimo Luciani nell’ultimo numero di «Democrazia e Diritto», «in particolare per classi sociali escluse dal possesso dei mezzi di produzione economica e/o escluse dal circuito della produzione culturale, il partito è inteso, nella Costituzione, come il grimaldello per scardinare gli ostacoli sul percorso che conduce dall’astratta proclamazione dell’eguaglianza alla concreta realizzazione di una parità di opportunità, dall’eguaglianza formale a quella sostanziale».</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Eccolo allora il senso del partito oggi: un’organizzazione politica in senso eminente, capace di promuovere diritti, ma soprattutto di proporre una visione politica, di dare una prospettiva al paese che abbia il senso della “determinazione” del suo destino davvero “nazionale”. Una prospettiva che deve essere poi alternativa a quella degli altri partiti, concorrenziale con loro, con la loro idea di economia, di diritto, di società. Che per quello che ci riguarda significa una politica di sinistra alternativa a quella della destra.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Problema particolarmente acuto, questo, per la sinistra italiana.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Che deve preoccuparsi non tanto della forma-partito (come la più parte dei grandi partiti europei), ma proprio di darselo un partito.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">La nascita del Pd ha infatti desertificato il territorio che era stato (e deve essere) della sinistra. Ha cancellato proprio ogni soggettività politica di sinistra in Italia, moderata o radicale poco importa. Ci ha consegnato un paese senza sinistra, e perciò gravemente squilibrato dal punto di vista democratico, ma direi più latamente “di sistema”.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Il quadro oggi è quello di un partito centrista democratico, il Pd appunto, per statuto non di sinistra, men che meno socialista, apolide in Europa. C’è poi una serie di piccole organizzazioni, che da una parte non vogliono proprio divenire partito («non voglio un partito ma riaprire la partita» ha dichiarato Vendola allo sciagurato Congresso di Firenze del 2010, col risultato di ritrovarsi oggi senza partita, senza partito e senza primarie), dall’altra hanno natura partitica ma impolitica (non prendendo in considerazione l’eventualità della partecipazione al governo), come Rifondazione (per non dire di Grillo).</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Certo poi ci sono i movimenti, autentico grido di dolore della società verso la politica, che però rischiano l’asfissia e il ripiegamento, stretti come sono fra una politica strutturalmente inabile ad accoglierne le istanze (come di nuovo nel caso del Pd) e il rischio di derive violente (responsabilità di minoranze, ma che, come si è visto a ottobre a Roma, travolgono il movimento nel suo complesso).</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">I movimenti da soli non ce la possono fare. Né quelli lato sensu d’opinione, né quelli d’insediamento sociale e di sinistra sindacale.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">Società e politica, movimenti e partiti, possono funzionare solo in virtù di un rinnovato, reciproco endorsement. In questo senso la vicenda recente della vittoria della sinistra alle amministrative della</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">primavera 2011 e poi ai referendum (ma anche la sconfitta in Piemonte e Molise in ragione dei “Grillini”) è sintomatica: da una parte una società che manda segnali inequivoci di cambiamento e di pulizia, che ha fiducia in candidati nuovi e politicamente caratterizzati, che detta punti di programma netti e radicali (ambiente, beni comuni, riforma della politica), dall’altra una sinistra assolutamente incapace di tradurre queste domande in progetto politico, tanto che, caduto finalmente Berlusconi, ci si è dovuti acconciare ad appoggiare Monti e il suo esoso liberismo sia pure “dal volto umano”.</span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">A seguito di questi recenti sviluppi, persino Vendola si è reso conto che per «riaprire la partita» occorre un “partito” e ha auspicato la «ricostruzione di una nuova e grande sinistra». Per non lasciare il dopo-Berlusconi ai tecnici, alla Bce, ai bocconiani e all’Opus Dei, è indifferibile la costruzione di un nuovo partito della sinistra italiana: socialista, democratico, unitario, nazionale e internazionalista.</span></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,Arial,sans-serif;">FABIO VANDER</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lettera aperta di Rino Formica al Gruppo di Volpedo</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 15:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[in tutte le occasioni ed in ogni discussione è di moda ripetere il ritornello: “da domani nulla sarà come prima”...
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			<content:encoded><![CDATA[<p>per scaricare in formato .pdf clicca sotto</p>
<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/02/Formica-lettera-aperta-al-GdV.pdf">Formica &#8211; lettera aperta al GdV</a></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Cari compagni e care compagne,</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">in tutte le occasioni ed in ogni discussione è di moda ripetere il ritornello: “</span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">da domani nulla sarà come prima”.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Tutti coloro che vanno a letto la sera con questo terribile presagio, si risvegliano il giorno dopo e ritrovano  gli stessi problemi, le stesse difficoltà e gli stessi predicatori. Insomma questo benedetto “nulla sarà come prima” è più una indicazione di ulteriore precipizio che un segnale di svolta positiva.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Anche per i socialisti, dopo la grande slavina del ‘92/94, il domani è stato peggiore dello ieri.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Per 120 anni (quest’anno cade l’anniversario pieno) i socialisti hanno segnato il tempo della storia civile e politica di questo Paese. E quando il Paese è malato il termometro segna la febbre. E quando la febbre è altissima il termometro qualcuno per rabbia tenta di spezzarlo.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">In questi venti anni in tanti hanno tentato di spezzare e di spazzare i socialisti.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">I socialisti più deboli sono stati spezzati, ma i sentimenti, le ragioni, la fede e la volontà che fu base del  più maturo movimento di riscatto sociale del ‘900 non poteva essere spezzato.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">I socialisti sono dispersi  in piccoli rifugi locali (circoli, associazioni, centri culturali, nuclei di volontariato sociale), o in case altrui spesso inospitali e maldisposte (partiti, a movimenti vari dalla destra alla sinistra, e un centro  trasformista, mentre un residuo secco sopravvive in una formazione dell’1% senza meriti ma con molti bisogni.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">In questi due decenni lo schieramento avverso alla costituzione del partito socialista si è allargato.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Hanno contribuito certamente l’insofferenza storica degli alleati del passato e l’ostilità mai placata della vasta area comunista e post-comunista, ma ciò che  ha piegato molte forze della resistenza di base è da ricercarsi nello spettacolo indecente offerto da una nomenklatura che ha trovato comodo consegnare le insegne per pochi spiccioli.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Tutti i tentativi messi in campo da alcuni di noi per riaprire nuove prospettive al socialismo largo e per dare vita a nuclei espansivi di realtà organizzate, sono andati a vuoto.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Oggi vogliamo cambiare linea di azione.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Venti anni sono molti per poter  decentemente dire:Heri dicebamus. Il nostro pensiero si è oscurato perche non è stato rielaborato; le nostre organizzazioni già fatiscenti ed ormai distrutte non sono riutilizzabili.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><strong>Occorre far risorgere un simbolo (punto forte di pensiero e di  mobilitazione).</strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Nell’ultimo decennio dell’800 i socialisti diedero vita ad una  rivista di pensiero (Critica Sociale 1891), al partito (Genova 1892) alle cooperative, al sindacato, al  giornale politico nazionale e di massa (l’Avanti!) (1895-1896).</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Nel ‘900 il partito subì crisi, persecuzioni e scioglimento, ma l’Avanti! lo fece sempre rinascere perchè tenne vivo il fuoco della fede e non oscurò la memoria. Così abbiamo deciso di fare oggi con i compagni della Cooperativa  Critica Sociale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Per far rinascere l’Avanti!, cellula generatrice di vitalità socialista, rispetteremo due condizioni irrinunciabili:</span></span></p>
<ol>
<li>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><em><strong>L’Avanti! </strong></em></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> deve essere organo di area e non di partito, perchè il socialismo 	largo supera il confine dell’1%;</span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">I 	confini dell’area politica ideale e reale alla quale si deve 	rivolgere l’</span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Avanti! </strong></em></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;"> deve avere un perimetro vasto ma definito.</span></span></p>
</li>
</ol>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">I lati del campo sono questi:</span></span></p>
<ol>
<li>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">L’antica 	tradizione socialista dalle origini sino al  contrastato autonomismo 	funzionale all’unità (unità della sinistra, unità antifascista, 	unità dell’arco costituzionale). E’ il periodo di Nenni, De 	Martino, Lombardi.</span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Il 	periodo dell’autonomismo creativo che spezzò il vincolo della 	triplice unità costrittiva ed obbligatoria ed aprì la strada al 	revisionismo teorico e al rinnovamento dello Stato.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">E’ il 	periodo del Midas, del Congresso di Torino e di Palermo, della 	Presidenza Craxi  del Governo e della Grande Riforma.</span></span></p>
</li>
<li>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">il 	periodo dell’eclissi socialista visto nel duplice aspetto: 	l’offensiva dell’antisocialismo, diffuso a torto nella sinistra 	e a ragione nella destra; la mancata resistenza dei socialisti, 	lacerati, divisi e disorientati.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">E’ il 	periodo delle violente sofferenze ‘92/2011.</span></span></p>
</li>
</ol>
<ol>
<li>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">La 	ideale visione di un socialismo largo che rifiuti in modo definitivo 	ogni modello di socialismo reale e che sappia lottare contro il 	fascismo bianco del capitalismo finanziario.</span></span></p>
</li>
</ol>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Non c’è bisogno di  prefigurare un modello astratto di ingegneria sociale, ma occorre una nave che regga ai venti ed una bussola di  navigazione certa.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Come vedete poniamo questioni sensibili che possono animare vecchie e nuove generazioni.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Un giornale nuovo per un partito nuovo.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Fraternamente.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Rino Formica</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">Roma, 2 febbraio 2012</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La riforma dei partiti: la madre di ogni riforma</title>
		<link>http://www.gruppodivolpedo.it/piazza-quarto-stato/la-riforma-dei-partiti-la-madre-di-ogni-riforma/</link>
		<comments>http://www.gruppodivolpedo.it/piazza-quarto-stato/la-riforma-dei-partiti-la-madre-di-ogni-riforma/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 15:14:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piazza Quarto Stato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Domenico Ferraro 
A vent’anni di distanza la storia sembra ripetersi. Il 17 febbraio 1992 ci fu l’arresto a Milano del “mariuolo” Mario Chiesa 
per leggere tutto clicca sul titolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Domenico Ferraro</p>
<p>per scaricare in formato . pdf clicca sotto</p>
<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/02/FERRARO-PQS12004-La-riforma-dei-partiti.pdf">FERRARO &#8211; PQS12004 &#8211;  La riforma dei partiti</a></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p>A vent’anni di distanza la storia sembra ripetersi. Il 17 febbraio 1992 ci fu l’arresto a Milano del “mariuolo” Mario Chiesa e la parallela inchiesta sulle mazzette  dell’autostrada Venezia-Padova che affossò l’allora potente ministro dei trasporti Carlo Bernini e a cascata, il segretario amministrativo della DC Saverio Citaristi e il ministro degli esteri Gianni De Michelis; aprirono la stagione di “Mani Pulite”, innescando il collasso finale della prima repubblica e l’avvento della seconda.</p>
<p>In questi giorni emergono le vicende di Luigi Lusi, sia per l’entità della somma  -circa 13 milioni di euro o forse più- e sia per l’utilizzo dichiarato, poi l’arresto di Lino Brentan, ex assessore ai lavori pubblici della  provincia di Venezia e consigliere di amministrazione di Veneto Strade e, ora, ad della Venezia-Padova, anch’egli del PD, di provenienza  PCI, arresto passato un po’ in sordina, ma significativo: tali vicende segnano la bancarotta della seconda repubblica.</p>
<p>Un periodo storico nato da una “rivoluzione italiana”, che cancella i vecchi partiti ideologici e ne crea di nuovi, ma privi di tradizione e d’identità. Dal vecchio ideologismo partitico si passa al “regno della confusione”.</p>
<p>Gli interrogativi che sorgono dal fallimento della seconda repubblica sono molto più preoccupanti di allora. All’epoca si intravvedeva una classe politica capace di traghettarci oltre l’affanno, oggi non si scorgono “politici veri” che sappiano assumersi la responsabilità degli eventi e indicare la strada da percorrere. Le ruberie di denaro e di beni pubblici si sono susseguite ininterrottamente nel corso di questi vent’anni: sono innumerevoli e prenderei molto spazio anche solo per elencare le più qualificanti. Il malaffare riguarda tutte le fazioni. Queste ultime vicende sono emblematiche poiché mettono a nudo la vera natura dei partiti dei giorni nostri: sono soggetti privati, a servizio di una ventina -o forse meno- di potenti della casta,  per accrescere i privilegi delle innumerevoli cricche, perpetuare il potere sulla società e il controllo sui loro sodali. Gli altri parlamentari,  invece,si agitano, con l’unica preoccupazione di essere rieletti: fine che perseguono dando soddisfazione ad “avide cricche locali”- per le quali si ergono paladini.</p>
<p>La democrazia, per rinnovarsi, ha bisogno dei partiti, ma questi devono rigenerarsi, per tornare all’onestà e al servizio del bene comune. Da anni, si parla di riforma dei partiti, dando attuazione all’art. 49 della Costituzione, che li pone a fondamento della nostra Democrazia. Il primo che ci provò fu Don Luigi Sturzo, seguirono, fra gli altri, Francesco Storace e, all’epoca del primo governo Prodi, Elio Veltri, con un progetto di legge parlamentare e, più recentemente, con uno d’iniziativa popolare. Tutti quanti furono lasciati cadere.</p>
<p>I disegni di legge che vengono ora proposti da più parti, non risolvono il problema e hanno la sola funzione di ammansire lo sdegno popolare. Lo scrivente aderisce all’Associazione “Democrazia e Legalità” che ha elaborato con Elio Veltri l’ultima proposta d’iniziativa popolare per la riforma dei partiti. In tale veste, l’ho presentata a buona parte delle forze politiche e all’associazionismo politico e sindacale piemontese, ottenendo apprezzamenti di circostanza, ma senza alcun sostegno fattivo.</p>
<p>La ragione è ovvia: ci troviamo di fronte a un sistema anchilosato: o sono pedine del sistema  o dominus del sistema. Le prime non osano mettersi in gioco mentre, gli altri, non hanno interesse ad agire, poichè correrebbero il rischio concreto di perdere la preminenza. Eppure la riforma dei partiti è la madre di ogni riforma: è il fondamento sul quale appoggiare il futuro della nostra rinnovata Democrazia.</p>
<p>La vicenda Luigi Lusi è amara in sé, ma ancor più amara è per il popolo di sinistra, poiché contrappone l’enorme militanza, sempre gratuita o disinteressata  che svolge la base, al costo delle primarie e delle iniziative dei leader per auto perpetuarsi. Che le primarie non fossero una cosa seria, lo avevamo oramai capito tutti, ma che l’ultima primaria nazionale sia costata al solo Dario Franceschini 4 milioni di euro, questo lascia sbalorditi. Dario Franceschini ha sì smentito, ma non più di tanto e non ha neanche preannunciato querela.</p>
<p>Si evidenzia anche un’altra verità, pensata da molti e che ora emerge certificata dall’evento: vi sono parlamentari di serie A –pochi- e parlamentari di serie B -tutti gli altri. I parlamentari che contano –ripeto, una ventina o forse meno- hanno il potere di segnare la realtà, distribuendo regalie a destra e a manca. Luigi Lusi nel 2008 -sia pure con un governo di destra- in virtù della moglie, medico chiropratico, di fama mondiale, fece approvare un emendamento alla finanziaria per imporre che il SSN allargasse la cerchia dei suoi specialisti ai “dottori chiropratici” e, annualmente non dimenticò mai il proprio collegio elettorale. Soltanto nel 2010, fece pervenire al collegio quasi 400 mila euro. Tutto questo senza dimenticare la famiglia. Al fratello, sindaco del PD, in un paese vicino all’Aquila, fece arrivare quasi 1 milione di euro. Gli altri parlamentari si arrangiano come possono: si agitano soltanto per riottenere la rielezione.</p>
<p>Questa vicenda è significativa anche per i Vercellesi. Sono sotto gli occhi di tutti gli innumerevoli  nodi irrisolti e le rilevanti necessità del territorio Vercellese e dei suoi abitanti. In questi ultimi vent’anni anni, i parlamentari locali e fra questi anche coloro assurti a incarichi di governo, siano di destra o di sinistra, non hanno fatto alcunché per il territorio e le sue istituzioni. Ancor più inesistenti furono i consiglieri regionali vercellesi. Entrambe le categorie elette furono assenti anche a fronte dello scippo perpetrato dal deputato presidenzialista Gianluca Buonanno, che dirottò in Valsesia buona parte dei fondi “avvelenati” inerenti la compensazione per ospitare, ahimè, un sito “provvisorio” di scorie radioattive; residuo di una stolta idea del passato, di fondare sul nucleare, il futuro energetico dell’Italia.</p>
<p>E’ difficile individuare, tra le ombre della confusione esistente, quale potrebbe essere l’avvenire della nostra Democrazia. I Cittadini sono adesso soli, ma con un grande lascito trasmessoci dai Padri della Repubblica: la Costituzione. Lì bisogna tornare per ritornare all’onestà, al servizio e alla riconsiderazione per il bene comune.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Febbraio 2012</p>
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		<title>Basta prenderci in giro</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 18:47:39 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Felice Besostri</p>
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<p><a href="http://www.gruppodivolpedo.it/wp-content/uploads/2012/02/BESOSTRI-PQS12003-Basta-prenderci-in-giro.pdf">BESOSTRI &#8211; PQS12003 &#8211;  Basta prenderci in giro</a></p>
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<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: small;">A ogni piè sospinto ci spiegano che il problema dell’Italia sono i Partiti, che hanno dato vita ad una partitocrazia, che ha occupato le istituzioni, l’economia pubblica e vampirizzato quella privata grazie alle concussioni e corruzioni.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il difetto che sta  alla base della degenerazione starebbe proprio nell’art 49 della Costituzione, che peraltro si limita a dire, con formulazione analoga a quella della Grundgesetz tedesca e della Costituzione spagnola del 1978, che “<em>Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale</em>”. E’vero che non si specifica che questi partiti, a differenza dei sindacati, siano dotati di ”<em> statuti..(che)&#8230;.sanciscano un ordinamento interno a base democratica</em>” (art. 39, c.3 Cost.), ma ci si arriva facilmente per via interpretativa, perché avrebbe costituito violazione dell’art. 3 Cost.( principio di uguaglianza) un trattamento differenziato tra sindacati partiti, che sono entrambi formazioni sociali ai sensi dell’art. 2  Cost., cioè luoghi “<em>ove si svolge la sua personalità</em>” ed è richiesto “<em>l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale</em>”. La degenerazione non è stata provocata dai partiti in sé, perché, se bastasse la norma costituzionale, la stessa degenerazione si sarebbe verificata in Germania e Spagna. La degenerazione è, invece, il frutto della mancata attuazione del precetto costituzionale, cioè dell’assenza di una legge organica sui partiti politici, come in tutti i paesi europei. Qualcuno ha fatto riferimento alla costituzionalizzazione del PCUS nella Costituzione dell’U.R.S.S. (art. 6) e nel ruolo dirigente del partito Comunista nelle democrazie popolari dell’Europa orientale: quelle norme davano la preminenza a un partito solo, indipendentemente da un consenso elettorale, l’esatto contrario dell’affermazione del pluralismo politico e del metodo democratico della nostra Costituzione. de la democrazia “<em>è il governo dei poteri visibili”</em>, nulla è meno trasparente della vita interna dei partiti, che esercitano funzioni pubbliche in forma privata. Non si ricorda una campagna di stampa per far funzionare i partiti secondo Costituzione, perché fa comodo che siano come sono o al servizio di interessi economici privato o delle oligarchie che li dominano, che sono ricattabili quando non son funzionali agli interessi costituiti. E’ più facile condizionare una piccola oligarchia, che un partito con centinaia di migliaia di militanti che vogliono discutere e decidere. Se ci sono dei paria nel nostro paese, questi sono gli iscritti a un partito quando non fanno parte della <em>nomenklatura </em>interna o della “<em>casta</em>” presente nelle istituzioni. Quanti sanno che i padroni dei simboli di partito non sono gli organi statutari ma il segretario o presidente della formazione, che può delegare un suo amico, anche non iscritto, a depositare le liste dei candidati alle elezioni dal comune alla regione, dalla Provincia al Parlamento, anche contro le decisioni degli organi locali o statutari nazionali? Quanti sanno che i soldi dei rimborsi elettorali vanno a un centro arbitro di distribuirli a piacimento, senza tener conto dei livelli, che i voti hanno raccolto? Non contenti di aver espropriato gli iscritti, le oligarchie, con la complicità dei mezzi di informazione e con il pretesto di assicurare la governabilità hanno fatto leggi maggioritarie e bipolari, espropriando anche gli elettori con premi di maggioranza e liste bloccate e introdotto una specie di elezione diretta del Primo Ministro, non prevista dalla Costituzione. Come per risolvere la crisi economica e finanziaria di usano le ricette degli untoti, così la crisi politica e istituzionale dovrebbe essere risolta da sistemi bipolari e maggioritari, cioè quelli che hanno fallito alla prova pratica. In  Italia ci sono più partiti, che al tempo del proporzionale, e nel 2006 e nel 2008 abbiamo eletto Parlamenti instabili</span></span></p>
<p><span style="font-family: Liberation Sans,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Milano 7 febbraio 2012</span></span></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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